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“Senza fine”, perché alla fine io la penso così

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di Marco Biondi

Quest’articolo (che gli abbonati hanno già ricevuto sotto forma di newsletter qualche ora fa) voglio dedicarla alla memoria dell’immensa Ornella Vanoni, anche se parlerò di cose che con lei c’entrano poco. Veramente un nesso ci sarebbe: come non ricordare la sua interpretazione di “Ma mì”, canzone della resistenza dei partigiani milanesi. Di resistenza è giusto parlare visto che l’argomento è la guerra di invasione dell’Ucraina.

Ci sono due articoli che vale la pena leggere, anche se presuppongono un abbonamento al Corriere.it (ci sono attualmente prezzi stracciati, io vi consiglio di approfittarne, anche se non mi paga nessuno per questa promo).

I due articoli sono il nuovo studio della bravissima Milena Gabbanelli sugli intrecci tra Russia e USA e la comune volontà di indebolire la Comunità Europea, col titolo “Asse occulto Usa-Russia: qual è il piano per smantellare la Ue?”  e l’intervista di Fiorenza Sarzanini al Ministro Crosetto «La Russia sa benissimo cosa Kiev non può cedere. I pro Pal violenti? Se non condanni, giustifichi».

La mia sintesi è la seguente: in più di una occasione ho ribadito la mia idea che Trump stia cercando di collaborare alla ricerca della fine della guerra in Ucraina, ma con lo scopo principale di salvaguardare gli interessi suoi e dei suoi sodali. Questo è il motivo per il quale, dopo quasi un anno di suo governo, siamo ancora qui tutti a domandarci se ci sarà o meno una fine in tempi ragionevoli.

In fondo, la disparità di disponibilità economiche e belliche tra la Russia e l’Ucraina è enorme. La Russia può permettersi di procedere ad oltranza, a meno che la comunità internazionale non agisca in modo tale da convincerla a smetterla. D’altra parte, Putin ha creato una dittatura che non prevede, come tutte le dittature, dissidenza interna. Chi ci ha provato, esponendosi pubblicamente, oggi non c’è più: suicidato, vittima di incidenti o in galera.

E l’Ucraina – che già ha dimostrato, come popolo, di avere delle capacità di resistenza finalizzata al mantenimento della propria indipendenza che hanno del miracoloso – non potrà resistere ancora per molto se non sarà supportata militarmente da quello che possiamo definire “l’occidente”.

Trump ha più volte ricordato che il problema di aiutare l’Ucraina ce l’hanno i Paesi europei, ancora prima che la NATO, in quanto l’Ucraina non essendo paese aderente – pur avendone fatto richiesta – non ha il diritto di beneficiare dello scudo del quale invece beneficiano tutti i Paesi della Comunità Europea.

Ribadire questa posizione offre a Trump l’occasione per speculare sulle divisioni e sulla inefficienza della Comunità. Se quattro anni fa, in occasione dell’invasione dell’Ucraina, l’Europa si fosse data un’organizzazione e una prospettiva di creazione di un esercito di difesa europea, quanto meno inizialmente a livello di coordinamento e di condivisione di risorse, forse oggi non staremmo a parlare di migliaia di morti sul campo in questa atroce guerra che noi tutti pensavamo di aver abbandonato nel nostro continente già nel secolo scorso.

Senza scendere troppo nel dettaglio, l’analisi di Milena Gabbanelli altro non fa che ribadire come l’interesse di Trump consista nel mantenere le condizioni per lasciare l’Europa divisa e inefficiente e, purtroppo, questo disegno coincide perfettamente con quello di Putin.

Capite quindi come può essere difficile aspettarsi grandi pressioni da parte degli USA nei confronti della Russia.

Se un accordo di pace sarà raggiunto, sarà solo ed esclusivamente perché la Russia si renderà conto che le sanzioni alle quali è soggetta costano troppo, in proporzione, rispetto ai pochi benefici che potrebbe ottenere dalla riconquista di alcuni territori. A Putin interessa solo poter giustificare pubblicamente una decisione di porre fine alla guerra, e l’unica condizione essenziale per lui sarà di non uscirne sconfitto agli occhi del suo popolo. L’Ucraina sa che perderà dei territori, ma non potrà rinunciare ad ottenere un supporto per avere indennizzati gli enormi danni subiti e solo la Russia dovrà farsene carico. Gli USA metteranno a disposizione fondi, e lucreranno certamente sulle opere di ricostruzione, ma alla base l’Europa dovrà necessariamente attingere ai fondi dei cittadini russi congelati nelle sue banche, per consentire all’Ucraina di iniziare la ricostruzione. Tutto gira intorno a questi due fattori e Trump non inciderà minimamente né su uno né sull’altro.

Le altre notizie che stanno girando, come la dichiarazione dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone – parte del vertice della gerarchia militare della NATO – secondo il quale sarebbe giustificabile un attacco preventivo alla Russia sul terreno della guerra ibrida, sono, a mio avviso, elementi del puzzle delle trattative di pace. Che poi la Lega – si, Salvini, ancora tu – lo abbia criticato pubblicamente altro non fa che confermare che qualsiasi azione ostile alla Russia e a Putin a loro non piace e, visto che stiamo parlando di un partito dell’attuale nostra maggioranza di governo, non può che preoccuparci. Il fatto che poi non ne capiscano lo scopo, invece, non preoccupa. Già lo sapevamo.

A questo punto riprendo l’intervista a Crosetto che, devo ammettere, mi ha positivamente impressionato. Ha detto cose ragionevoli, non da campagna elettorale, e con misura e pacatezza. Lui si trova a gestire una situazione oggettivamente complessa e, da italiano, devo ammettere che non mi dispiace aver letto quale sia il suo pensiero. Ovviamente ha approfittato dell’intervista per stigmatizzare tutte le varie posizioni “Pro-Pal” con i danni che stanno provocando. Se le cose che ha detto sono tutte vere – e io mi auguro che lo siano – c’è davvero poco che si possa imputare al nostro Paese nel conflitto tra Israele e Hamas.

Certo, tutto quello che è successo e le decisioni prese relativamente allo stop alla fornitura di armi, probabilmente è avvenuto alle spalle di Tajani, che ha fatto la parte della figurina senza importanza, ma con azioni congruenti e coerenti.

Sull’ipotesi di ripristinare una leva volontaria, sottolineo solo questa frase «La mia idea è quella di una forza che si attiva in caso di necessità, non necessariamente militare. Penso a un attacco cyber che paralizza una centrale elettrica, un acquedotto, un aeroporto e ho necessità di specialisti, anche civili, che intervengano». Come dargli torto?

Purtroppo, nell’era dei “Giudici social”, c’è una marea di persone che parla senza conoscere.

Io non sarò mai di destra, ma questa non è una buona ragione per non apprezzare cose giuste e ragionevoli che vengono dai loro esponenti. Non è una gran fatica, perché sono pochissimi, ma almeno di quei pochi forse possiamo fidarci. Almeno fino a che non si trovano a toccare temi che collidono con l’immagine e la volontà della loro capa indiscussa che, ovviamente, avrà sempre l’ultima parola. Non è la prima a pretenderlo e non sarà di certo l’ultima, purtroppo, ma su questo ci dobbiamo rassegnare.

 

 

 

(3 dicembre 2025)

©gaiaitalia.com 2025 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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