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Haiti: con violenza in aumento peggiora l’emergenza sanitaria

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L’intensificarsi della violenza minaccia la vita della popolazione a Port-au-Prince, capitale di Haiti. Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) stanno assistendo a un drastico aumento dei feriti e dei bisogni medici da 2 settimane. Lo scrive una nota stampa dell’organizzazione premio Nobel 1999.

Secondo le Nazioni Unite, l’85% del territorio della capitale è attualmente sotto il controllo delle bande armate, ogni minimo spostamento espone la popolazione al rischio di morte. Gli scontri tra gruppi armati e forze di polizia sono sempre più frequenti, mentre la popolazione è sotto costante minaccia di colpi d’arma da fuoco. Tra il 24 febbraio e il 2 marzo, il centro di emergenza di MSF a Turgeau ha accolto 314 pazienti, di cui 90 feriti a causa delle violenze, quasi il doppio rispetto alla media abituale. I casi più gravi, che richiedevano interventi chirurgici, sono stati trasferiti nel reparto di traumatologia dell’ospedale MSF di Tabarre, dove si è reso necessario aumentare i posti letto da 50 a 75. Da oltre 10 giorni, l’ospedale lavora quasi al massimo delle sue capacità, con le équipe mediche costrette a operare in condizioni critiche per riuscire a garantire cure a tutti i pazienti. L’aumento delle violenze ha provocato un alto numero di vittime, ma anche migliaia di persone sfollate. Da metà febbraio, le incursioni dei gruppi armati in diversi quartieri di Port-au-Prince hanno costretto più di 24.000 persone a fuggire, un numero destinato a crescere con il perdurare delle violenze.

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) stima oltre 180.000 sfollati interni in più di 140 campi sparsi per la città. In queste condizioni di estrema precarietà, molte persone – spesso costrette a spostarsi più volte – cercano rifugio anche in campi provvisori, dove l’accesso all’acqua potabile è estremamente limitato o del tutto assente.

La sospensione dei finanziamenti statunitensi ha complicato ulteriormente la situazione, privando molte organizzazioni umanitarie delle risorse necessarie per continuare a operare. Solidarités International, ad esempio, è stata costretta a interrompere la distribuzione di acqua potabile nei campi per sfollati. Secondo l’ONG, in queste aree le persone sopravvivono con appena 1 litro d’acqua al giorno, un dato allarmante se si considera che gli standard internazionali d’emergenza prevedono almeno 15 litri pro capite al giorno. Per far fronte a questa crisi, MSF ha avviato un servizio di distribuzione di acqua tramite camion cisterna, riuscendo a raggiungere oltre 13.000 persone in 4 campi.

“Abbiamo individuato più di 100 campi per sfollati nell’area metropolitana di Port-au-Prince, ma purtroppo non siamo in grado di far fronte ai bisogni di tutti. L’entità di questa crisi va ben oltre le attuali capacità di risposta di MSF, oltretutto a un mese dall’inizio della stagione delle piogge” dichiara Christophe Garnier, capomissione di MSF ad Haiti.

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Con l’arrivo imminente delle prime piogge, il sistema idrico si allagherà e le condizioni igieniche peggioreranno rapidamente, aumentando il rischio d’esposizione a epidemie come il colera.

“Il piano di risposta umanitaria per Haiti è gravemente sottofinanziato. Mentre il conflitto si intensifica, migliaia di persone sono costrette alla fuga e cercano rifugio in campi provvisori di fortuna senza accesso all’ acqua e ai servizi igienici essenziali. Senza un intervento urgente, la situazione rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria e di aggravare ulteriormente la sofferenza di una popolazione già allo stremo” conclude Garnier di MSF.

 

 

(7 marzo 2025)

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