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Israele attacca l’Iran: per Tehran non è vero e per gli analisti è poco più di una “sfilata”

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Israele ha lanciato un attacco di precisione su quello che i fantasiosi generali iraniani hanno definito il “bunker fine del mondo” perché con la vita non si scherza, un luogo superprotetto dove sperimentare gli sporchi war games di chi ammazza la gente parlando della cattiveria altrui. Lì, con precisione chirurgica, Israele ha colpito: a Ishafan, base vicina all’aeroporto nata per dirigere la guerra. Gli israeliani avrebbero bombardato qualche ora prima dell’alba.

Perché avrebbero? Perché le conferme arrivano solo da fonti anonime citate dal New York Times (due fonti israeliane e tre iraniane) e contemporaneamente l’agenzia di stampa ufficiale del regime teocratico di Teheran nega – le esplosioni sarebbero state quelle dei sistemi di difesa. E’ giustificazione necessaria al regime: si tratterebbe del secondo attacco a Isfahan in pochi mesi. Comunque gli iraniani non rilanceranno, dicono le solite fonti Occidentali. E Tehran, da parte sua, trasmette immagini di una Ishafan tranquilla con sottofondo di musichette tranquillizzanti di quelle che si ascoltano in ascensore per fare stare tranquilli i claustrofobi. Insomma le solite panzane di regime, da una parte e dall’altra.

Poi ci sono gli analisti, tutti da premio Nobel come è noto, per i quali l’attacco israeliano sarebbe stato poco più di una sfilata e non avrebbe voluto colpire con la forza necessaria dopo che il presidente iraniano Ibrahim Raisi e i comandanti dei Pasdaran avevano avvertito che a qualunque operazione israeliana sarebbe seguita una rappresaglia massiccia. Irrilevante che a un’ora dalla città attaccata sia attivo il sito atomico di Natanz, uno dei luoghi dove la Teocrazia starebbe preparando in gran segreto la sua arma di deterrenza nucleare – come se non esistesse il mercato nero.

Nessuna conferma né smentita ufficiale dai due protagonisti Israele e Iran. Traducono gli analisti. Gli psicopatici al potere delegano la traduzione della loro demenziale fame di guerra, causa incapacità di trovare la quadra per un mondo dove ci sia posto per tutti. Sul serio.

 

 

(19 aprile 2024)

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