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HomeGiustappunto!Francesco Lollobrigida: sulla carne coltivata un ministro allo “stato brado”

Francesco Lollobrigida: sulla carne coltivata un ministro allo “stato brado”

di Vittorio Lussana

Come volevasi dimostrare: la legge voluta dal ministro Lollobrigida sulla carne coltivata – la n. 172 del 2023 – si è rivelata un pasticcio. La Commissione europea ha infatti comunicato all’Italia la chiusura anticipata della procedura di notifica del disegno di legge “perché il testo è stato adottato dal Paese membro prima della fine del periodo di sospensione“, previsto da una direttiva Ue del 2015. La Commissione ha inoltre invitato l’Italia “a informarla del seguito dato all’iniziativa intrapresa, anche alla luce della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia”.

A prescindere dall’intoppo incontrato, la norma in questione, inutilmente intrisa di provincialismo e da timori antiscientifici, è un provvedimento illegittimo, poiché vieta un prodotto prima ancora che l’autorità europea competente per la sicurezza alimentare (l’Efsa, ndr) si sia espressa in materia. Inoltre, questo nuovo capolavoro del ministro dell’Agricoltura impone divieti assurdi, non rispettando il principio di precauzione europeo ed è persino anticostituzionale. In pratica, siamo di fronte a un provvedimento destinato a rivelarsi inapplicabile, poiché ben presto superato sia dall’autorizzazione dell’Efsa, sia dalle future direttive europee. Come al solito, le destre sovraniste partoriscono paure di fronte alle quali sono poi costrette a inchinarsi…

Vietare la produzione di carne coltivata è stata una decisione totalmente antiscientifica. Un’ottusità che lascerà indietro l’Italia nel campo della ricerca e non solamente quella biomedica. Essa viene prodotta in laboratorio, utilizzando cellule animali esattamente identiche a quelle che troviamo all’interno di una bistecca di manzo. Pertanto, non si tratta di carne sintetica, cioè prodotta in forma esogena a un organismo vivente. In secondo luogo, la carne coltivata è un prodotto che trae origine da cellule staminali prelevate tramite biopsia e fatte crescere in una soluzione ricca di nutrienti. Avvenuta la crescita, queste cellule staminali si differenziano in cellule muscolari: un processo assolutamente identico a quello interno agli animali, che dunque non viene in nessun modo modificato, poiché procede nella sua classica fisiologia cellulare. La ricerca scientifica, infatti, in questi anni si è concentrata per rendere questo processo riproducibile su larga scala. E ciò che si è dimostrato molto utile, ai fini del raggiungimento di questo scopo, è il bioreattore. Uno strumento già impiegato nella produzione di altri alimenti, come birra e yogurt, che ha il solo scopo garantire una temperatura utile a mantenere in vita le cellule stesse, rifornendole di nutrienti. Infine, anche dal punto di vista della sicurezza alimentare, il consumo di carne coltivata non rappresenta, in alcun modo, un rischio per la salute umana.

Nell’Unione europea, la carne coltivata è considerata un novel food che dovrà sottostare a stretti controlli e a normative di regolamentazione sugli alimenti prima di arrivare sui mercati, come già avviene per i prodotti che contengono farina di insetti. In Italia è obbligatorio per legge riportare gli ingredienti e la provenienza degli alimenti tramite etichettatura: chi non intende acquistarli risulta, pertanto, già tutelato. E ci vorranno interi decenni affinché la carne coltivata riesca a conquistarsi una prima nicchia di mercato. Affermare il contrario è solamente un esercizio di diffamazione nei confronti dell’Europa, tesa a disegnarla come una matrigna, che intende distruggere le politiche nazionali dei singoli Stati-membri. Una forma di antieuropeismo demagogico e propagandistico, che la dice lunga intorno all’ampia campagna di mistificazione messa in atto dalle destre in tutto il vecchio continente, per motivi puramente elettorali.

Ancora una volta, ci ritroviamo innanzi a un tema polarizzante: naturale contro sintetico. Una dicotomia che si ritrova anche in altre situazioni. Una tra le tante, è la percezione della innaturalità dei prodotti Ogm, rispetto a quelli che non hanno subito alcuna modificazione genica. Peccato che la produzione attuale di carne abbia ben poco di naturale: le razze degli animali allevati sono state talmente selezionate che, se venissero lasciati allo stato brado, essi non sarebbero in grado di sopravvivere senza l’impiego di farmaci, ormoni e antibiotici per tutelare la salute dei capi d’allevamento.

Oltre a tutto questo, siamo costretti a ribadire che la produzione alimentare è uno dei settori maggiormente impattanti dal punto di vista ambientale. E la produzione di carne è una tra le maggiori responsabili di tali impatti. La gestione e il mantenimento degli allevamenti sono un grande problema, che dovremo affrontare in ogni caso: un problema etico, se pensiamo alla sofferenza degli animali allevati; un problema ambientale, se pensiamo alle emissioni di gas serra dovute all’utilizzo di suolo e di acqua che ne deriva; una questione sanitaria, se pensiamo alla possibilità di diffusione delle zoonosi avvenute in questi anni (Sars, Mers e Covid 19) e dovute agli allevamenti intensivi, soprattutto quelli cinesi. In tutto questo, gli allevatori italiani ed europei non c’entrano un bel niente. E pensare che la carne coltivata rappresenti un nuovo mercato di sbocco è una reazione da gente con un ego smisurato, malata di protagonismo, che si crede al centro dell’universo. Una vera e propria sindrome freudiana, innescata in tutta Europa dal diffondersi di propagandismo sovranista scellerato e distruttivo, infarcito di fake news.

In tutto questo merdaio di bugie, la cattiva comunità scientifica ha solamente cercato d’individuare delle alternative al consumo di carne. Potremmo diventare vegetariani, ma eliminare del tutto il consumo di carne potrebbe modificare l’apporto proteico nelle diete alimentari dei cittadini, limitando altresì la loro scelta individuale. Pertanto, l’unica soluzione era quella di trovare nuovi modi per produrla. Basterebbe osservare gli aspetti positivi relativi alla possibile riduzione della sofferenza animale e del numero di capi di bestiame allevati. E altri, anch’essi positivi, dal punto di vista della sostenibilità, in quanto tutti i sostituti della carne naturale hanno un impatto sull’ambiente notevolmente inferiore.

Anche i dubbi espressi dal ministro Lollobrigida in questi giorni sono quelli di un esponente politico totalmente inadeguato, che sembra non informarsi di nulla, forse in preda a un vero e proprio delirio di onnipotenza: dal punto di vista nutrizionale non ci sono aspetti negativi da considerare: crescendo in un ambiente controllato, si riduce il rischio di malattie di origine animale e non c’è alcuna necessità di impiegare antibiotici. E oltre a tutto questo, la carne coltivata rende possibile centralizzare la produzione degli alimenti, evitando contaminazioni esterne.

Per produrre la carne che acquistiamo oggi in macelleria, già oggi viene utilizzato il siero fetale bovino: un sottoprodotto dell’industria della carne. Tuttavia, sono attualmente in sviluppo delle sostanze alternative, che prevedono l’utilizzo di prodotti vegetali: proprio per questo motivo, era fondamentale che la ricerca proseguisse anche qui da noi, così da poter evitare il sacrificio di animali. Il modello attuale di produzione non è più sostenibile: è ormai inutile che continuiamo a girare attorno alla questione. Se vogliamo limitare la crisi climatica in corso in tutto il pianeta, diventa essenziale individuare tutte le possibili soluzioni che potranno apportare vantaggi all’ambiente, al benessere degli animali e alla salute umana.

I popoli vengono dominati da chi crea false paure: veri e propri parti generati dalle menti di coloro che, alla fine, si ritrovano costretti a inchinarsi di fronte alle loro stesse creature.

 

 

(2 febbraio 2024)

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