Siccome qualcosa bisogna pur dire, e non si può certo dire – ad esempio – che del programma della Signora De Girolamo che intervista il marito, o del Mercante in Fiera di Insegno (vedrete il tonfo de L’Eredità) se ne poteva anche fare a meno; non si può certo dire – ad esempio – che lasciare andare Gramellini e Fabio Fazio è stato un clamoroso caso di suicidio economico e di immagine per un servizio pubblico che diventa casa Meloni; non si può certo dire – ad esempio – che i nuovi strombazzati format sono dei clamorosi flop, quindi ci si lamenta.
Per quello, forse, l’’amministratore delegato di Viale Mazzini, Roberto Sergio ha deciso di intervenire sulla questione canone, o sul (finto) taglio del canone. Lo ha fatto da Fiorello dichiarando “Dei 90 euro, e oggi dei 70 euro, noi ne prenderemo 53. Il resto va ai privati, giornali, televisioni private…”, perché il canone è una tassa che va a sovvenzionare anche altre cose oltre alla Rai soltanto che “non lo sa nessuno”: come se fosse colpa nostra se alla Rai non dicono le cose come stanno.
Dunque non scelte sbagliate, ma la colpa al (finto) canone: quello che dove non arrivano i 70 € (ieri 90) o 53 € netti che dir si voglia, c’arriva il governo che ripiana il bilancio con soldi pubblici, che toglie soldi dal canone e li prende da un’altra parte. La stessa trasparenza della Rai verrebbe da dire, e la stessa tendenza al vittimismo. Gran brutta bestia il mal di pancia.
(31 ottobre 2023)
Nasce “Cinema Nostro”, un blog di cinema “differente” da Gaiaitaliapuntocom Edizioni. Dal 14 novembre alle 20
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