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Giorgio Gori candidato alle Europee dopo l’accordo raggiunto nel PD Lombardia

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Giorgio Gori è alla fine del suo secondo mandato come Sindaco di Bergamo, ed è quindi incandidabile per un terzo quinquennio e a SchleinBonaccini serviva comunque una sintesi per continuare a marciare compatti, anche se ancora non si capisce con quali risultati. Alle Europee si vota con il sistema proporzionale, dunque servono candidati forti e riconoscibili, e Giorgio Gori lo è. Così niente strattoni: Silvia Roggiani alla segreteria regionale del PD e Giorgio Gori candidato alle Europee del 2024. A meno di terremoti.

Dopo l’accordo, scrive il Corriere Milano, tutto scivola più liscio verso i congressi dove si eleggeranno anche segretari provinciali e dei circoli. E scorrerà più liscio anche il partito senza strattoni tra Schlein che ha vinto le primarie democratiche e Bonaccini che è stato il più votato dentro il PD. Ha visto mai che non trovino un candidato vero per le regionali del 2028, se non si scannano vivi prima. E ammesso che non ci sia un altro La Russa com ambizione alte.

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Chi rischi di più è comunque proprio Schlein: nel 2019 Il PD raggiunse il 22,7% a livello nazionale e il 23,5% nella circoscrizione Italia nord-occidentale con cinque eletti in Lombardia: Giuliano Pisapia (con quasi 270 mila preferenze) Irene TinagliPierfrancesco MajorinoPatrizia Toia e Brando Benifei. Con Majorino in Regione Lombardia e Pisapia che potrebbe dire basta, ci saranno lanci di coltelli e Schlein non potrà certamente andare sotto quelle percentuali. Un Giorgio Gori pigliatutto nelle preferenze, darebbe ulteriore sprint all’area del PD che guarda a Stefano Bonaccini, largamente maggioritaria dentro il partito. Ma è sperabile, per il PD e a livello nazionale, che si mettano da parte pulsioni correntizie e mal di pancia per tornare alla politica che serve alla gente. E infatti ogni tanto, soprattutto ultimamente, Gori parla schleinese. Che, diciamocelo, non è esattamente una lingua affascinante.

 

 

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