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Il Guardasigilli: “Il governo non ha nessuna intenzione di abrogare il reato di tortura”

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Testo:

di Giancarlo Grassi

Il ministro Nordio ha affermato di poter “rispondere senza se e senza ma che il governo non ha nessuna intenzione di abrogare il reato di tortura”. Dunque la proposta di Legge per abrogarla non l’hanno presentata i meloniani, anzi la meloniana prima firmataria Imma Vietri, ma siamo stati noi. E forse un po’ anche voi.

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Lo dice il ministro della Giustizia Nordio rispondendo a un’interrogazione del capogruppo del PD in commissione Giustizia Gianassi che chiede conto delle reali intenzioni del governo sulla delicatissima vicenda – il reato è stato approvato dopo una durissima battaglia parlamentare nel 2017 e FdI e le destre non l’hanno mai visto di buon occhio. Nel mirino delle destre meloniane ci sono due articoli: il 613 bis, la tortura, e il 613ter, l’istigazione alla tortura. Sono due articoli contro i quali si sono sempre schierate le forze di polizia, la polizia penitenziaria in particolare.

“Parola d’onore, il reato do tortura rimarrà” dice Nordio “vi è solo un aspetto tecnico che dev’essere rimodulato per una ragione molto semplice, che il reato di tortura, così com’è strutturato, ha delle carenze tecniche di specificità e tipicità che devono connotare la struttura della norma penale”. Lo scrive Repubblica che riferisce in dettaglio ulteriori particolari.

“A gennaio dissi che vi erano delle carenze tecniche” ha continuato Nordio ” e che mi sarei riservato eventualmente di chiarirle. La prima riguarda l’atteggiamento soggettivo del reato, in quanto la convenzione di New York, alla quale noi dobbiamo ottemperare, circoscrive condotte costituenti tortura a quelle caratterizzate dal dolo specifico, attuate per raggiungere le finalità di ottenere informazioni o confessioni, punire, intimidire o discriminare. In altre parole, come tutti sanno, il dolo specifico, quando una condotta viene tenuta al fine di ottenere un risultato ulteriore, in questo caso è quello di ottenere la confessione (…) il nostro legislatore (…) ha eliminato quello che è il tratto distintivo della tortura rispetto agli altri maltrattamenti, rendendo concreto il rischio, paventato tra l’altro anche dai rappresentanti delle forze dell’ordine, ma non solo loro, di vedere applicata la disposizione nei casi di sofferenze provocate durante operazioni lecite di ordine pubblico e polizia”.

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Il Guardasigilli Nordio ha poi parlato della “inopportunità di fondere in un’unica fattispecie il reato di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, che da sempre sono considerati sul piano internazionale figure distinte e meritevoli di considerazione differenziata” e ha nuovamente affermato che “il reato di tortura rimarrà”.

 

(29 marzo 2023)

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