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HomeCopertinaIn memoria del Reddito di cittadinanza #iolapensocosì

In memoria del Reddito di cittadinanza #iolapensocosì

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di Marco Biondi

Ei fu, siccome immobile …. Il Reddito di cittadinanza sta per dare il mortal sospiro. E’ un bene? Un male? Ecco il mio pensiero. Siamo alla campagna elettorale del 2018, quella del grande exploit dei 5 Stelle. Nei cinque anni precedenti il PD, con la maggioranza stiracchiata che era riuscito ad ottenere grazie alla scissione del gruppo di Alfano da Forza Italia, aveva fatto i miracoli.

Aveva trovato lo Stato in rovina dopo i fasti Berlusconiani. Ci eravamo salvati grazie a Monti e alla Fornero! Ci rendiamo conto?

Nonostante questo, con Bersani alla guida, il PD non era riuscito a vincere le elezioni. L’arrivo di Renzi aveva regalato i famosi mille giorni di riforme e di diritti civili. Probabilmente troppo. Infatti la riforma Costituzionale non era passata. Facendo quello che in tutta la storia della sinistra non aveva fatto nessuno, Renzi era riuscito a inimicarsi tutto l’establishment. Dai giudici, alla sinistra salottiera e dalemiana, ai sindacati, ai cattolici (proprio lui, chierichetto e scout!). L’idea poi di abolire il CNEL aveva superato ogni ambizione. Doveva essere fermato. E così fu.

Una delle ultime misure che introdusse quel Governo, con i pochi soldi che c’erano a disposizione fu il REI, ovvero il reddito di inclusione. Il principio era corretto. Ci sono famiglie che “non ce la fanno” per mille motivi. Lo Stato deve aiutarle. Come spesso succede, una buona azione porta conseguenze. E così, partendo da quell’idea, il comico Grillo decise che, anche l’Italia, avrebbe potuto permettersi il Reddito di Cittadinanza, quello che qualche Paese ricco nel nord Europa aveva recentemente introdotto. E basò la campagna elettorale dei suoi 5 stelle proprio su questo programma. Con noi, anche l’Italia avrà il reddito di cittadinanza. Se uno non ha un lavoro, non importa. Lo paga lo Stato, fino a che un lavoro non lo troverà.

Stravinse, soprattutto al sud e conquistò un terzo di tutti i parlamentari del Paese. Una volta al governo, con l’unico alleato che riuscirono a trovare, la Lega di Salvini, il patto fu stretto: a noi il RDC a te i decreti sicurezza. Ma quando si deve passare dalla teoria alla pratica, non sempre il passo è breve. Nel caso dei cinque stelle, il passo fu enorme. Infatti inciamparono. Cosa non funzionò? Molto. L’unica cosa certa è che lo Stato ha sborsato in questi anni miliardi di euro. Ma i risultati sono stati molto distanti dalle premesse.

Intanto, sono mancate le basi. Prima di concedere il Reddito, sarebbe stato necessario fare delle verifiche sul rispetto dei requisiti. Ci si è accontentati delle autocertificazioni! E così, alcuni dei miliardi di Euro usciti dalle casse dello Stato, sono andati a chi non ne aveva diritto, con tante frodi, anche da parte dei malavitosi.

Poi, altro colossale abbaglio, è stato il presupposto che il RDC fosse erogato per agevolare l’inserimento lavorativo. Migliaia di “navigators” anch’essi pagati dallo Stato, avrebbero dovuto offrire dei posti di lavoro ai percettori del reddito. L’impressione è che, soprattutto al sud, questa cosa non abbia funzionato.

Le ragioni possono essere molte, senza essere prevenuti verso chi vive nel sud Italia.

C’erano, sicuramente, pochi posti di lavoro da assegnare. Ma, soprattutto, non c’è stata la forza di canalizzare quei pochi posti verso i percettori del reddito. Collusione? Pigrizia? Imposizioni? Non possiamo saperlo.

Il dato reale è che gli assegnatari del reddito hanno continuato a percepirlo, chi cercava lavoratori, si è rivolto altrove. Magari, ha cercato lavoratori in nero? Chi lo sa? Se poi del lavoro in nero era disponibile, che sia andato anche a chi, contemporaneamente, percepiva il reddito? Chissà? E’ certo che molti rifiutavano proposte di lavoro per non perdere il reddito. Non escludiamo che succedesse perché i posti proposti erano mal pagati. Noi Italiani, quando possiamo fregare qualcuno, siamo sempre in prima linea. Fatto sta che il ruolo delle agenzie del lavoro non ha funzionato. Il REI veniva controllato dai Comuni, e forse sarebbe stato meglio continuare così. Ma chi arriva, in politica, troppo spesso deve disfare quello che hanno fatto quelli che sono arrivati prima. Così è, da sempre. Dobbiamo farcene una ragione. L’altro grosso insuccesso è stato che, nelle intenzioni (elettorali), i percettori del reddito, fino a che non avessero trovato un lavoro adeguato, avrebbero dovuto svolgere lavori di pubblica utilità. E’ successo? Temo proprio di noi. Anche qui, se i controlli e le assegnazioni fossero stati coordinati dal Comune, magari questa cosa avrebbe potuto funzionare meglio. Ma così non è stato.

In compenso, nel mazzo degli assegnatari, tra furbi e disonesti, ci sono stai milioni di famiglie che con il reddito hanno campato. Oltre tutto nel periodo del Covid, e questo è un dato di fatto molto, molto importante.

E ora cosa succede?

Era inevitabile che un Governo di destra smontasse il castello, e infatti lo sta facendo. Ma lo sta facendo bene?

Temo proprio di no. Perché, ancora una volta, l’impostazione è sbagliata. Si parte dall’idea di risparmiare, non da quella di dare aiuto a chi ne ha veramente bisogno, pur togliendo disfunzioni ed errori. Non per niente, si parla, al di là della ridefinizione della platea che avrà ancora diritto a ricevere l’aiuto dello Stato, della riduzione dell’assegno, che evidentemente stride, e non poco, con una inflazione a due cifre. Che cambi nome, oggettivamente, interessa molto poco, quello che conta è che, questa misura, dovrebbe rispondere ad alcuni requisiti essenziali:

  1. Andrà solo a chi ne ha veramente bisogno? Troppo presto per saperlo, ma speriamo che sia così
  2. Agevolerà l’inserimento lavorativo? Anche qui non possiamo saperlo. Il fatto che sia previsto che chi assume percettori del sussidio abbia l’azzeramento contributivo, può aiutare, ma, secondo me, non basta. Dovrebbe anche prevedere un “premio” alla scadenza dei due anni previsti, in caso di immissione in organico a tempo indeterminato, a condizione che sia mantenuto per un periodo predeterminato (3 anni?)
  3. Scoraggerà frodi e collusioni con la malavita? Non si sa.
  4. Consentirà una decorosa sopravvivenza a chi non ha alternative di reddito? Sembra proprio di no, almeno a giudicare dagli importi e dalla durata che sono attualmente previsti.

La conclusione è che il Reddito di Cittadinanza è stato un boomerang. Per qualcosa di buono che è stato raggiunto, molto è stato sbagliato e miliardi sono stati sprecati. E non ne avevamo di certo bisogno! Se fosse stato rifinanziato per bene il REI, avremmo avuto certamente risultati migliori. Ma il REI l’aveva fatto “quello là!”. Rimane una lezione: promettendo soldi, si ottengono tanti voti.

Anche le recenti elezioni l’hanno dimostrato. I 5 Stelle hanno dimezzato i propri voti, ma per i danni che hanno fatto, non sarebbero dovuti entrare più in Parlamento. E’ bastato promettere ancora sussidi e hanno ottenuto ancora un risultato importante.

Però non funziona al contrario. La destra sta togliendo sussidi e, probabilmente, non sosterrà a sufficienza chi ne ha bisogno. Non illudiamoci che questo possa comportare un crollo nei consensi. Tra i danni che hanno fatto i 5 stelle c’è anche questo. Pur di sanare un provvedimento nato e gestito male, andrà bene anche togliere a chi ne ha veramente bisogno. Ma questa cosa non sarà imputata né alla destra, né a Conte. Che sia ancora colpa di Renzi?

 

 

(8 marzo 2023)

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