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Sei mesi per eleggere un nuovo segretario per “impallinarlo” meglio? Non è tutto qua

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di Daniele Santi

Le battute si sprecano grazie a quei pazzerelloni del PD che addirittura pretendono di agire la struttura democratica del partito nel miglior modo possibile, pur nell’inevitabile – e agonica – lentezza. Non sembra tuttavia che i sei mesi che sono serviti per il congresso e l’elezione del prossimo/a segretario/a siano serviti a prendere meglio la mira per impallinarlo meglio alla prima occasione. Andrea Orlando ad esempio c’ha già provato oggi (15 febbraio, ndr) ad elezione non ancora avvenuta. A dimostrazione che non sono necessari sei mesi.

Vero è che sei mesi, e sotto elezioni, non sono pochi: ma nulla ci impedisce di pensare che un po’ di sana malizia possa avere fatto scegliere al PD di starsene lontano dai giochi per permettere a questa destra illiberale e fondamentalmente liberticida, se solo potesse, che sta un po’ con gli USA e un po’ con Visengrad, un po’ è con Putin, ma anche contro Putin, che ha in odio i cinesi, ma anche meglio i cinesi loro dell’UE, di dimostrare ciò che è sul serio. Perché, vi do una notizia, ce ancora bisogno di vederli al lavoro [sic] questo manipolo di poco capaci parolai.

Così lasciando Meloni alle sue grida, Salvini alle sue narrazioni, Lupi alla sua convinzione di contare qualcosa e Berlusconi alla sua potente senilità, il PD ha dato ancora prova della possibilità vera di agire la democrazia interna di una forza politica, nonostante difetti e lentezze e imperfezioni e lotte intestine versus una infausta e continua proliferazione di partiti a trazione uninominale quando non famigliare in stile Le Pen, dove i congressi e le discussioni interne sul segretario sono solo (e soltanto) un’inutile perdita di tempo. Meglio la gestione aziendale.

In fondo, anche sganasciarsi dalle risate osservando le lentezze del PD è un esercizio di stile, tanto inutile quanto grasso, quanto irrispettoso, quando sarebbe invece da prendere ad esempio: ce li vedete i signori e signore delle destre a traino unipersonale, a leader unico e (grazie a dio) irripetibile, a grida e rivendicazioni familiste con contorno di sorelle e cognati che aiutano a gestire il partito a traino famigliare, scendere in piazza tra gazebo usurati, a farsi votare addosso con il rischio che un renzi qualsiasi ti soffi il partito da sotto il naso?

 

 

(15 febbraio 2023)

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