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“L’Italia non è razzista” disse quel politico che paragonò Cécil Kyenge a “un orango”

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di Daniele Santi

Mentre la sinistra ombra di un nuovo Minculpop a guida Fratelli & Sorelle d’Italia “per una nuova narrazione del paese” come ha detto qualcuno di cui parliamo su Genova Notizie, allunga la sua viscida mano sulla Rai (e ci sono ragioni di ritenere che Amadeus chiuderà il suo ciclo in anticipo, nonostante gli ascolti), non stupisce nemmeno la nuvoa dichiarazione di Calderoli quello del Porcellum e quello dell’immonda legge sull’autonomia differenziata che parla dell’Italia che “non è un paese razzista”.

Per chi ha la memoria corta Calderoli durante un comizio aveva detto “Quando vedo la Kyenge mi ricorda un orango” e per questo era stato condannato in primo e secondo grado prima che la Cassazione annullasse le sentenze per il mancato “riconoscimento del legittimo impedimento dell’imputato a comparire in udienza per motivi di salute”, come scrive l’ANSA in un articolo del giugno 2022. Roberto Calderoli era accusato di diffamazione aggravata dall’odio razziale per aver definito “orango” l’ex ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge il 13 luglio del 2013, durante la festa della Lega Nord a Treviglio.

Così mentre si aspetta la prescrizione, perché le destre vanno al governo promettendo miracoli per l’Italia e puntualmente li programmano, con le leggi, per la loro parte politica, Calderoli torna sull’argomento con toni diversi. Lui ora che è miracolato non vede un’Italia razzista, e vuole incontrare Paola Egonu per farle cambiare idea.

 

(11 febbraio 2023)

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