di Giovanna Di Rosa
Tutte e tutti ricorderete le roboanti promesse da campagna elettorale della presidente del Consiglio che riscrive non solo la storia ma anche le regole della lingua italiana, che nell’aggressiva campagna al ritmo di è finita la pacchia con grida sovraniste spagnole al seguito, costruiva in quarantacinque giorni 180 miliardi di deficit.
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Ricorderete il suo è finita la pacchia, che sembrava significare chissà quale nuovo corso nelle politiche dell’UE ed avrete notato la differenza oceanica tra il dire e il fare che caratterizza anche l’agire della momentaneamente più amata dagli italiani. Siamo infatti passati dalla pacchia finita al cappello in mano. E siamo passati dai 180 miliardi di deficit di cose raccontate a una ventina di miliardi di cose reali da spendersi in due tranche: poco meno di una decina di miliardi prima della fine dell’anno e il resto con l’anno nuovo, tutto destinato alle bollette di imprese e famiglie. Per il resto, e per resto si intendono i deliri di Salvini sulle pensioni, i voli fantasiosi di questa o quella misura miracolistica, soldi non ce ne sono.
C’è però ancora la luna di miele degli italiani con il governo Meloni che è un po’ come il mal di pancia, poi passa.
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(5 novembre 2022)
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