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venerdì, Gennaio 21, 2022

Ripercorrendo brevemente le posizioni del primo sindacato d’Italia…. #iolapensocosì di Marco Biondi

di Marco Biondi, #iolapensocosì

Vorrei ripercorrere, in clima di rispetto, le posizioni della CGIL e dei suoi leader negli ultimi 5 anni. E parto da così lontano perché 5 anni fa, si assisteva al più grave affronto nei confronti dei lavoratori italiani: la presa di posizione per il “NO” al referendum costituzionale significava prendere le parti dell’apparato a danno dell’efficienza e del progresso del Paese. Non voglio entrare nelle motivazioni addotte a suo tempo da Susanna Camusso, perché aver paventato con l’eventuale vittoria del “SI” una fantomatica “deriva autoritaria” ha significato rinunciare a modernizzare la gestione dello Stato pur di non avere un Governo a guida di un PD renziano, in contrasto con le vecchie dinamiche della “ditta dalemiana”.

L’imprinting novecentesco è rimasto purtroppo anche col successore di Camusso. Quel Landini che ancora oggi riesce a parlare di padroni sfruttatori, senza avere mai di fatto condotto delle vere battaglie per ridurre le sperequazioni e per contrastare i veri residui di sfruttamento. Per lui l’imprenditore continua ad essere il nemico da combattere e il suo eventuale tornaconto economico un torto nei confronti dei lavoratori. Infatti non si è sentita nessuna voce rispetto alla proposta, lucida e innovativa, presentata da un grande imprenditore all’ultima Leopolda, di condivisione degli utili con i lavoratori.

Tra le questioni che dovevano essere indirizzate con una certa energia, vorrei citare alcuni esempi.

In questi 5 anni si è posto, preponderante, il problema dei rider, legato alla crescita esponenziale dell’e-commerce, prima come naturale sviluppo a livello mondiale dei sistemi di commercializzazione dei prodotti e poi come risposta tampone all’emergenza pandemica. Landini, a parte qualche dichiarazione utile solo alla propaganda della sua persona, non ha fatto nulla di concreto. Fortunatamente ci sta arrivando l’Europa, ma se avessimo aspettato lui Landini, non avremmo ancora nulla su cui lavorare.

Nello stesso periodo si è posto il problema delle delocalizzazioni. Anche qui, un gran vociare, ma nessuna azione significativa.

Sullo stillicidio delle morti sul lavoro, oltre a strepitare, c’è stata qualche proposta? Che so, incrementare i controlli e le ispezioni sui luoghi di lavoro, formazione continua sui rischi per il mancato uso delle protezioni, piuttosto che un inasprimento delle pene per i datori di lavoro inadempienti. Nulla. Questi temi avrebbero richiesto interventi concreti, proposte concrete, ribellioni vere. Ma avrebbero anche richiesto un sindacalismo vero che purtroppo da noi manca da anni.

L’ultimo rigurgito al quale abbiamo assistito è di questo giorni. Convocare uno sciopero generale per protestare contro una legge di bilancio che ha, nei fatti, recepito quasi interamente le richieste sindacali, è un’azione di puro sciacallaggio politico (e cecità). Un modo per schierarsi contro un Governo che ha dedicato tempo ed ascolto alle rappresentanze sindacali molto più di quanto avessero fatto i governi che l’hanno preceduto.

Perché quindi mettersi di traverso e, in piena pandemia, chiamare allo sciopero tutti i lavoratori per ottenere probabilmente poco o nulla in cambio? A prima vista, sembrerebbe un tentativo per dire “guardate che ci siamo anche noi”, forse per rispondere ad una serie di domande che in molti si sono fatti di fronte all’inconsistenza ed inutilità, se non alla dannosità, dell’azione sindacale Camusso-Landiniana di questi anni.

Le domande che a me sorgono spontanee sono ad esempio le seguenti:

  • La CGIL, che rappresenta il maggiore sindacato dei lavoratori in Italia, sta facendo o no, in concreto, l’interesse dei suoi iscritti, o si limita ad offrire protezione legale gratuita anche ai fannulloni?
  • Quanto pesa nella CGIL il proprio posizionamento politico e l’intento di influenzare la politica della sinistra rispetto alle battaglie per la difesa dei diritti dei lavoratori?
  • Qual’è la funzione del sindacato nel mercato del lavoro in Italia?
  • Non avrebbe più senso cercare una sinergia per elevare le problematiche di difesa degli interessi dei lavoratori a livello europeo, invece di limitarsi al cortile di casa?

Di certo con la convocazione di uno sciopero generale che è riuscita, dopo anni, a spaccare nuovamente l’unità sindacale, non si da nessuna risposta, se non una: questo sindacato non sta svolgendo il ruolo sociale che dovrebbe avere. Sembra un’organizzazione di partito al di fuori del Parlamento. Quindi inutile.

Dimenticavo anche l’ultima domanda, fondamentale: Camusso è ancora travolta da insana passione verso il CNEL, per la cui sopravvivenza si è molto battuta, o anche questa passione è stata trasmessa a Landini?

 

(9 dicembre 2021)

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