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Come sa anche Meloni, i puledri scalmanati vanno educati. E vale prima di tutto per i suoi

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di Paolo M. Minciotti, #laprovocazione

Se un deputato di FdI, tal Bignami omen nomen politicamente parlando, si veste da nazista ad una festa è una goliardata; se un Durigon ora dimissionato propone di intitolare una piazza a un Mussolini cancellando i nomi di Falcone e Borsellino non è mai stato fascista, anzi per sua stessa superflua verbosità è antifascista; se un imbecille qualsiasi attacca maldestramente un biglietto alla sede prossima ventura di FdI a Cesena è colpa di tutta la sinistra ed è un onta da lavare con la propaganda. Bisognerebbe andarci cauti. Anche perché su quelle così lì FdI tace. La sua leader, pure.

Perché si si usano il linguaggio infuocato, le grida in piazza, le vene gonfie in parlamento, le facce panoazze delirando nell’accusa del momento, il linguaggio feroce verso l’avversario, il continuo richiamare a puntare lo sguardo e il dito contro un avversario, un migrante, uno straniero, un comunista (la usate solo voi della scalcagnata armata post-berlusconiana che state dove state da oltre vent’anni e continuate a chiamarvi il nuovola parola comunista, lo capite vero?), poi succede che qualcuno ci crede che non state giocando a dove ho messo la salsiccia, e vi risponde a tono. Se loro sbagliano, e sbagliano, non pensiate di essere nel giusto voi, perché non lo siete. Non siamo stati noi (intesi come autori di ciò che state leggendo) ad alzare i toni, non siamo stati noi a dare il la alle grida in diretta sulle reti mediaset, non è stata la sinistra: siete stati voi, quelli di quella destra lì ormai poco presentabile anche a se stessa se bastano poche parole di Draghi (le ha dette, le ha dette) per fargli dimissionare il nostalgico di Mussolini che però non è fascista.

Se lo stesso cartello inneggiante a un piazza qualsiasi nota per l’impiccagione di un non qualsiasi dittatore – il riferimento a Piazzale Loreto è un’idiozia, non c’è bisogno di Meloni per saperlo – fosse stato piazzato da una sigla di destra (o presunta tale, come questa Gap è presuntamente di sinistra, ma FdI incolpa la sinistra tutta come da copione), ci sarebbe stata la pronta risposta: “Ci riferivamo al parcheggio”, “Volevamo scherzare”, “Non siamo fascisti, ma contro le limitazioni della libertà”, “E’ colpa del Governo Draghi” e potremmo continuare all’infinito.

Meloni e FdI sanno, come lo sappiamo noi, che questo paese è pieno di esplosioni, anche lievi, e minacce di morte, o cartelli ritenuti tali, ad orologeria: a partire da quelle esplosioni simultanee alla Standa delle quali tutti smisero di parlare tre o quattro giorni dopo – chissà perché – alle minacce di morte ai leader leghisti in campagna elettorale (né prima né dopo, proprio in quel momento lì: perché la captatio benevolentiae è tutto e quando argomenti ce ne sono pochi e cosa c’è di più salutare di un’iniezione di empatia marchiata: “poverino, lo hanno anche minacciato di morte”), ad altri innumerevoli trucchetti con i quali questa brutta destra che vi onorate di rappresentare, voi che la rappresentate istituzionalmente o no, avete cercato blandamente di riformare cambiandole nome senza cambiarne la sostanza intollerante, ipocrita, razzista, divisiva, incapace, baciapilista. Una destra rimasta ferma al Ventennio che sa solo andare sempre più a destra, al di là delle capacità dei leader: pochissimi e sempre meno quelli capaci, a discapito di una crescita esponenziale di leaderini in pectore arroganti ed incolti.

Così che, consci della necessità di educare i puledrini scalmanati, da qualunque parte politica arranchino, i leader della destra che si ritengono tali così profondamente da essere persino proprietari dei simboli elettorali, comincino a calmare i loro, di puledri. Ne guadagnerà un intero paese che alle prossime elezioni, quelle di ottobre, alla destra potrebbe suonare il requiem. E se scambiassero per minaccia anche questa vorrebbe proprio dire che sono alla frutta.

 

(28 agosto 2021)

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