di Daniele Santi, #Politica
Siamo alla suprema tragedia della Commedia dell’Arte, così tragica da non poter evitare di ammazzarsi dalle risate e il Grillo Urlatore è il Capitano che grida come un ossesso, ma non fa un passo avanti e con passi lunghissimi e ben mimati, rimane sempre fermo allo stesso punto. Continuando a gridare il suo “Io farò”… Patetico.
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Poi succede che il Grillo Furioso se ne esce con un video dove lascia la Commedia dell’Arte e passa al melodramma definendosi “il papà” del Movimento, giocando la carta degli affetti, che è sempre l’ultimo rifugio di chi ha perso la partita e non sa più a quale santo votarsi.
Il suo ritorno al passato, quello di Grillo, si dimentica tuttavia un particolare rilevante: quello di tornare allo strumento della streaming, cioè lo strumento della chiarezza, ma non può certo farsi vedere dal Popolo a 5 Stelle mentre tratta i suoi deputati e senatori come dei ragazzini, come dei minorenni, come personcine alle quali bisogna indicare la via… Insomma ritorno al passato, ma mica troppo.
E’ sempre la medesima presa in giro dell’uno vale uno: i deputati e i senatori valgono uno, qualcuno vale zero – chi è in disaccordo con Grillo – e il Grillo Furioso vale un miliardo.
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(30 giugno 2021)
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