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lunedì, Settembre 27, 2021

Per una politica sociale e industriale che promuova una visione

di Vanni Sgaravatti, #gaiambiente

Il racconto sul progetto per portare l’uomo sulla luna, riportato nel libro di Mariana Mazzucato “Missione economia”, rappresenta un buon esempio non tanto per parlare nel merito dei grandi progetti della Nasa, ma per sottolineare l’importanza di una visione, come elemento catalizzatore di energie che, in quel caso, hanno alimentato una collaborazione pubblico-privato davvero unica.

In realtà, quel racconto dovrebbe ispirare come affrontare missioni forse ancora più complesse, come quelle di arrestare un quasi irreversibile degrado ambientale ed una disuguaglianza sociale su scala planetaria, che, per essere affrontate, hanno bisogno di una metamorfosi, di una rifondazione del nostro modo di vedere la realtà, ancor più che di un riformismo che mitighi gli eccessi del nostro modello d sviluppo.

Kennedy ammise che il budget per il programma Apollo sarebbe stato enorme per gli standard dell’epoca, ma nel suo famoso discorso alla Rice University argomentò che i vantaggi avrebbero ripagato ogni centesimo speso.

Disse: “la crescita della nostra scienza e le ricadute sull’istruzione saranno ulteriormente arricchite dalla nuova conoscenza dell’universo, dell’ambiente, grazie alle nuove tecniche di apprendimento mappatura e osservazione. Attraverso nuovi strumenti computer destinati all’industria alla medicina all’uso domestico e alle scuole e infine l’impegno nello spazio in sé benché si trovi ancora agli albori ha già dato vita a molte nuove aziende e da decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. L’industria spaziale e gli altri settori a essa correlati generano nuova domanda in termini di investimenti, di personale qualificato. Ciò che un tempo era l’ultimo avamposto della vecchia frontiera verso il West diventerà il punto più avanzato della nuova frontiera della scienza dello spazio”.

“Questa visione era però qualcosa di più: aveva indicato un obiettivo da seguire”. Kennedy aveva capito il senso della narrazione pubblica e che l’innovazione e la commercializzazione delle idee si concretizzano lungo la strada verso la soluzione di problemi più grandi (op. cit).

In Italia, mancando una visione di lungo periodo e una vera ideologia di politica sociale e industriale, non si può pensare che l’innovazione sia stimolata semplicemente attraverso azioni tecnico-tattiche e incentivi di settore.

L’esempio del progetto Apollo dimostra che il Pubblico non ha solo il compito di correggere i fallimenti del mercato, sovvenzionando le aziende in crisi troppo grandi per fallire, rimediando alle esternalità negative, come quella relativa al degrado ambientale, cioè socializzando le perdite, o solo quello di regolatore che dovrebbe lasciar fare al mercato di creare valore (antitrust), ma può orientare l’economia, dando un indirizzo, prendendo parte, assumendosi gli oneri ed i rischi che nessun privato potrebbe correre, in un rapporto che non porti poi a privatizzare tutti i guadagni.

Se si predica da decenni che il Pubblico deve assicurare la deregolamentazione, non prendere parte al gioco socioeconomico e alla creazione di valore è evidente che le competenze si allineano a questa visione. A quel punto, diventa davvero una presa in giro notare la mancanza di competenze e di propensione al rischio dei funzionari pubblici: ma non è quello che la narrazione economica degli ultimi anni ha predicato e voluto? È qualcosa di più di una profezia che si autoavvera, è la realizzazione di un disegno ideologico, non tanto tecnico-efficientista.

Purtroppo, le critiche di sistema che circolano in rete o sono di tipo complottista o sono oggetto solo di dibattiti intellettuali.

La mancanza di una visione di una politica industriale e sociale di lungo termine, come elemento di crisi di sistema che non permette di catalizzare le energie di una collettività, sembra non accendere le coscienze come dovrebbe essere e come riesce a farlo, invece, una narrazione tipica del complottismo.

Voglio fare un esempio concreto, con una frase che, pur essendo tipica del pensiero complottista, se estratta da quel contesto e riformulata può essere condivisibile e potrebbe alimentare un pensiero critico costruttivo di sistema: “le Big farm impongono le proprie logiche di profitto e dominio attraverso la produzione dei vaccini”.

L’interpretazione complottista di quella frase fa pensare ad un gruppo di amministratori, tipo spectre, con il gatto bianco da accarezzare sulle ginocchia, che si svegliano la mattina ordinando ai propri schiavi politici, che sono a libro paga, di fare i loro interessi; che tali politici consapevolmente pianificano e ordiscono le trame conseguenti.

In questa visione, in cui il malaffare del singolo è portato a sistema, ci sta anche la considerazione che l’invenzione del singolo prodotto, ad esempio, il vaccino, sia nocivo e studiato fin dalla fase di ricerca, anzi persino fin dalla fase di “creazione del bisogno”, per conformarsi agli interessi dell’organizzazione che lo produce.

Anche perché, se il sistema del malaffare è totalizzante, perché non immaginare che i direttori dei laboratori che certificano il prodotto, non siano a libro paga e consapevolmente trucchino i dati? E allora di questo passo, perché non pensare che lo stesso bisogno a cui il prodotto dovrebbe rispondere non sia pura invenzione?

Il complotto di stampo paranoide, totalizzante e pervasivo per definizione, può arrivare quindi ad immaginare che a libro paga ci siano anche i guidatori di ambulanze che fingono di avere la necessità di azionare la sirena, per creare allarme, come ha detto loro di fare, il corruttore.

Prendiamo, invece un’altra interpretazione, a mio avviso, critica, ma non complottista, della stessa frase: non abbiamo ancora una medicina per curare il covid, né per prevenirne la diffusione, anche perché gli interessi economici delle imprese farmaceutiche sono orientate a produrre vaccini giustificate dall’urgenza e dall’emergenza in cui continuamente ci troviamo. Sempre un passo indietro, sempre sorpresi dal “cigno nero”.

Pur evidenziando un effetto non positivo per il benessere dell’uomo dell’agire complessivo degli operatori economici, in questa interpretazione, essi svolgono correttamente il ruolo nel sistema di massimizzare il valore delle proprie organizzazioni attraverso prodotti, pur non essendo, questi, nocivi e pur portando talvolta un valore necessario per gli utenti (a meno delle truffe del male contrastate da magistratura e polizia).

Ma, è la credenza consolidata che il valore sia creato solo dal mercato e che il pubblico debba allontanarsi svolgendo, al massimo un ruolo regolatore di ultima istanza, che può portare, di conseguenza, a non equilibrare decisioni, assunzione di rischi, comportamenti orientati verso obiettivi di valore per la collettività di lungo periodo.

Quindi, quando si evidenziano effetti negativi che non portassero ad un valore sociale complessivamente positivo si potrebbe puntare il dito sulla mancanza di una cultura politica, su cui tutti abbiamo responsabilità più che di politici cattivi.

Il fatto è che se parliamo di una mancanza di vera cultura politica e di un pensiero critico questo ci chiama in causa tutti, mentre se parliamo di “politici cattivi”, di “dirigenti della spectre”, consapevoli delle loro malefatte, noi tutti di fatto ci autoassolviamo.

Immaginare che la soluzione di fondo sia quella solo di inseguire i singoli atti corruttivi ed i singoli corruttori e corrotti a me pare, significa auspicare di tagliare il dito che guarda la luna sbagliata, invece di portarlo sulla luna giusta. Sempre che questa azione repressiva e di vigilanza non sia intesa come quella necessaria che poliziotti o magistrati devono svolgere.

Limitandoci ad immaginare questo, però, non si dedicano energie e tempo verso la vera lotta da fare o almeno verso l’impegno sociale e politico che si vorrebbe.

La politica sociale e industriale che ispira le decisioni e le azioni dei dirigenti e il consenso dei cittadini, dovrebbe prendere spunto da risposte alle domande fondamentali che qualificano le missioni economiche sociali: che cosa stiamo cercando di ottenere? Come ci arriveremo? Che tipo di mercati vogliamo creare per raggiungere i nostri obiettivi?

Purtroppo, In Italia qualsiasi domanda importante, anche relativa ai risultati finali sociali ed economici da ottenere, viene trasformata in “requisiti da soddisfare”, che permettano così di giustificare le decisioni politiche prese, sia a livello locale che nazionale, che sono in realtà il risultato di negoziazioni quotidiane. Non sempre e non necessariamente amorali, immorali o tese a interessi strettamente personali.

Si dice sempre che il compromesso è parte dell’agire politico, ma, a mio avviso, non si specifica, che il compromesso si giustifica in presenza di un obiettivo etico collettivo di lungo periodo. Altrimenti il compromesso come frutto di negoziazione quotidiane, non necessariamente apre le porte al malaffare, per quello occorre una propensione e una debolezza morale individuale, ma apre le porte al vuoto di senso.

A volte gli attori sociali e politici perseguono o credono di perseguire interessi del proprio gruppo e sono animati da ottime intenzioni, ma se il criterio che orienta l’agire politico quotidiano è dettato dalla pratica della negoziazione quotidiana, della ricerca del consenso per obiettivi a breve (“la rielezione”), del far sapere i meriti della propria parte, senza trovare il tempo per confrontarsi sulla visione di fondo, diventa poi utopistico immaginare che la linea politica e gli obiettivi sociali ed economici di fondo, che danno senso alle nostre decisioni, emergano per magia.

La questione incredibile è che mentre noi tutti siamo immersi in questa quotidianità che sembra non lasciar spazio a confronti sulla visione di fondo, quando poi vediamo “gli altri”, alla televisione o li leggiamo sui giornali, ricostruiamo, per loro e con il senno del poi, una narrazione che vede questi “altri” pianificatori, fin dall’inizio, di un disegno, nella maggior parte dei casi, “malevole”.

Insomma, potremmo concludere: cerchiamo di cambiare il mondo, tutto il resto è noia.

 

(18 aprile 2021)

©Gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 




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