di G.G. #Laprovocazione
Doveva essere Università e invece fu Mibact perché comunque Salvini doveva colonizzare anche la cultura, e come colonizzarla al meglio se non con una delle candidate più perdenti della storia leghista, ricompensandola per il sacrificio in Emilia-Romagna -?
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Così vanno le cose leghiste, signore e signori, non vali granché, ma c’è posto, basta che tu gridi e ti uniformi al salvinismo. Non importa ciò che dici, importa ciò che non sei, così che tu possa essere ricostruito all’interno della narrativa sovranista-neoeuropeista-opportunista della Lega ed essere opportunamente inserito in un posto chiave, utile al capo.

Così è la triste ed incredibile storia di Borgonzoni, ma poteva chiamarsi Ugo, che folgorata sulla via del salvinismo venne candidata, perse elezioni già vinte grazie al suo capo ed ora, lei che si vanta di non leggere libri, si trova ad essere sottosegretario (dal nome della carica, non è maschile sessista, non siamo a Fratelli d’Italia) del ministero che si occupa di Beni Culturali in un paese che è un’opera d’arte, peccato sia pieno di cittadini che votano a bestia. Perché, e spiace dirlo, gente come la Borgonzoni in parlamento ce l’hanno mandata gli Italiani, non c’è mica andata da sola facendo violenza al picchetto d’onore. C’è andata dopo regolari elezioni, regolarmente votata e con tutto il suo bagaglio di irresistibile modesta preparazione culturale e politica. E ciò che passerà alla storia di lei sarà l’avere indossato una maglietta con su scritto “Parlateci di Bibbiano” che le è valsa la carica di sottosegretario (dal nome della carica, non è maschile sessista, non siamo a Fratelli d’Italia). Basta poco per far carriera in Italia. E guarda guarda cosa ti combinano i partiti che protestano perché non c’è meritocrazia (Matteo Salvini, a Carta Bianca, il 23 febbraio).
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(25 febbraio 2021)
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