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Propagandare odio e razzismo o istigare alla rivolta per elezioni perse non è certo “libertà d’espressione da social”… #primalumanità di Diego Romeo

di Diego Romeo #primalumanità

 

Gli eccessi da social sono un problema che si trascina da sempre. Forse dal giorno dopo che ne è stato aperto il primo. I commenti, volgari, violenti e scomposti dei famosi troll o odiatori sono noti a tutti. Così come sono note, ahimè, anche le loro conseguenze. Dal Cyberbullismo al suicidio di poveri ragazzi che non hanno retto alla vergogna.

Su questa faccenda, tocca ammetterlo, le grandi piattaforme social non hanno mai fatto veramente abbastanza. Tutti noi sappiamo bene quanto sia difficile, e quanta energia ci voglia, per far rimuovere un singolo post, o peggio una pagina intera, che trasmetta contenuti violenti o discriminatori. Anche la giustizia dello stato in questi casi è ancora più lenta e impotente. Denunciare qualcuno, che quasi sempre si nasconde dietro un account falso, non è facile e spesso è inutile.

Tuttavia fin qui abbiamo parlato di contenuti pubblicati da gente qualunque e che fra gente qualunque si risolvono. Anche se la cosa non è per questo meno grave e non provochi meno dolori e disagi.

Ma se a questo si aggiunge il fatto che l’odiatore o l’incitatore alla violenza, fosse un personaggio politico, anche di una certa rilevanza mondiale?

Tutti hanno seguito le vicende avvenute il 6 gennaio a Capital Hill. Tutti hanno visto come Trump abbia usato i suoi canali social per aizzare i suoi sostenitori. Tutti hanno visto i provvedimenti drastici che le piattaforme social hanno successivamente (troppo tardi a mio avviso) preso contro l’ex presidente USA. Purtroppo però la questione non riguarda solo paesi esteri. I nostri Salvini e Meloni, per esempio, non sono secondi a nessuno, al contrario, se la vogliamo dire tutta Salvini ha anche affinato i modi, grazie alla sua “Bestia” (pagata anche con soldi pubblici), arrivando a creare dei messaggi che diffondo odio e discriminazione senza violare palesemente le poche regole delle varie community in merito. Questo ha provocato una serie di emulatori, spesso della Lega, che, pensandosi intoccabili, hanno iniziato a portare sempre più in basso l’asticella della decenza. Questo è il caso, per esempio dalla consigliera regionale del Veneto Elena Donazzan, di Fratelli d’Italia, che è arrivata a cantare “Faccetta nera” in radio, condividendo successivamente la bravata sui suoi canali social. Ovviamente i responsabili di queste bravate non chiedono mai scusa, al contrario iniziano una rocambolesca arrampicata sugli specchi per dimostrare che loro non hanno detto nulla di così assurdo e che le loro parole sono state fraintese o peggio strumentalizzate.

Per fortuna, proprio a seguito degli avvenimenti avvenuti a Capitol Hill, i social hanno iniziato a prendere seri provvedimenti, se non con contro tutti gli odiatori, almeno contro quelli che rivestono cariche politiche. Così, partendo da Trump, le loro varie pagine e account vengono oscurati, limitati o addirittura bannati. Chiaramente questi soggetti non fanno un’azione di autocritica, ammettendo forse di aver esagerato. Ma gridano alla censura. Come il nostro buon Salvini che, da ministro degli interni, fa rimuovere gli striscioni appesi ai balconi che lo contestano per poi gridare che hanno censurato Trump. Oppure come Donazzan, che addirittura ha usato la frase di “pulizia etnica del pensiero”. Offendendo ancora di più chi la “pulizia etnica” l’ha veramente subita sulla sua pelle.

Ma quindi hanno ragione Salvini e co. Che parlano di censura? È veramente giusto poter dire tutto su tutti violando la libertà e le idea altrui? SI può inneggiare liberamente alla violenza? A mio avviso la risposto è No. Non si può inneggiare alla violenza, non si può offendere il prossimo, non si possono divulgare idee razziste o inneggiare a regimi totalitari che hanno provocato migliaia e migliaio di morti. Soprattutto se sfrutti la tua posizione dominante di leader politico o sociale. Parlare alla gente è una responsabilità e come tale bisogna agire; con responsabilità.

La censura, quella vera, è quella che blocca l’evolversi del pensiero positivo che porta alla pace e all’uguaglianza. Non quella che inneggia alla violenza e alla discriminazione. Non si possono confondere le cose perché la violenza è sempre sbagliata. Ora c’è solo da sperare che le varie piattaforme social continuino con questi criteri per evitare sempre di più il diffondersi di contenuti violenti e discriminatori.

 

(12 gennaio 2021)

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