Quella brutta malattia “grilloleghista” chiamata “benaltrismo”. Occhio, è contagiosa

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di Giancarlo Grassi #Benaltrismo twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

In tempi referendari non può che tornare alla mente quella malattia contagiosa chiamata benaltrismo, perversione politica incurabile – e contagiosissima – secondo la quale c’è sempre qualche altro problema da affrontare, estremamente più urgente, di quelli che si hanno chiarissimamente sotto gli occhi. Luigi Di Maio, ospite di Lilli GruberOtto e Mezzo il 18 settembre 2020, ha dato prova eccellente di cosa significhi il “benaltrismo”.

Ad ogni domanda puntuale ha evitato di rispondere tirando in ballo roba altra assolutamente slegata dal contesto – non solo politico, ma della trasmissione – autoinfinocchiandosi con concetti incomprensibili e campati in aria ritmati dall’intercalare “come ministro degli Esteri, io…”; il Matteo Salvini ex sodale di Governo della parte nera del M5S, scalzato dalle manovre dell’altro Matteo col quale prima o poi potrebbe trovarsi a governare suo malgrado, è un maestro di quest’arte senza parte e senza obbiettivi che è il “benaltrismo”. Interrogatelo su qualsiasi argomento e lui vi proporrà soluzione che partono dall’altra parte della galassia, per terminare su Orione, senza dirvi nulla e suggerendovi che il vero problema sono I migranti – non ce ne vorranno i colleghi per la semplificazione ad uso leghista.

Anche il referendum che ci prepariamo a votare è un esempio lampante di “benaltrismo” ad uso politico: si chiede agli italiani di votare a favore di una riforma che non serve a niente, se non a peggiorare le cose quando fingono di non vedere il problema vero: il bicameralismo perfetto. In questo caso il benaltrismo sta nell’individuare in presunti risparmi [sic] sui parlamentari il problema da risolvere quando gli è stato fatto notare in tutte le salse che il problema delle lentezze parlamentari sono altri. E loro lo sanno.

Insomma in un momento storico nel quale qualsiasi opinione conta, soprattutto quando non serve a un cazzo se non a distogliere l’attenzione dai problemi veri e ad evitarne la soluzione, tocca augurarsi che gli Italiani non si autoinfinocchino come ha fatto di Maio da Lilli Gruber, dando la risposta sbagliata a un giusto quesito.

 

(19 settembre 2020)

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