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I ritornelli dei comunisti contro Matteo Renzi #Iolapensocosi di Marco Biondi

di Marco Biondi #Iolapensocosi twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Ho pubblicato su FB un post nel quale mi domandavo come fosse possibile che, in rete, fosse così presente, assiduo, feroce un sentimento di odio nei confronti di Matteo Renzi. Me lo domandavo non certo perché io abbia sul comodino l’immaginetta del ragazzo di Rignano, quanto perché, al di la del gradimento della persona che può essere differente a seconda delle sensibilità di ognuno, ritengo che i risultati che sono stati raggiunti nei tre anni della sua presidenza del consiglio, non giustifichino tanta diffusa acrimonia nei suoi confronti.

Ma non aveva senso fare queste considerazioni solo sui gruppi renziani, non potevano che generare in maggioranza approvazione, ho quindi voluto sfidare i suoi nemici pubblicandolo su alcuni gruppi notoriamente a lui ostili, o meglio, maggiormente frequentati da leghisti e grillini. L’esperimento mi è servito per capire quali fossero principalmente le accuse che gli venivano mosse e da che orientamento politico venissero.

Ovvio che lui possa essere inviso ai leghisti, dai quali però non sono arrivate invettive particolari. Principalmente dei generici “aveva promesso che si ritirava dalla politica” “ha quello che si merita”, “ha fatto tanti guai”. Niente di particolare, niente di inaspettato. Il numero maggiore di commenti intrisi di odio, è venuto, almeno a giudicare dal tenore, da ex comunisti. Il numero dei commenti è stato tale che non mi è stato possibile fare una ricerca individuale sui profili di tutti quelli che hanno commentato, ma l’origine del pensiero non lascia spazio a dubbi.

I “ritornelli”, comuni a tanti, riguardano:

  • L’essere un uomo di destra, berlusconiano, che si è infiltrato per distruggere il PD
  • Aver tradito la “classe operaia “ con il jobs act richiamando più volte l’abolizione dell’articolo 18, la tipologia dei nuovi contratti generati (secondo loro quasi tutti a tempo determinato) e i diritti dei lavoratori in generale.
  • Aver fatto danni al Paese.

Bene o male tutti si augurano che sparisca dalla scena politica.

Per darvi una idea, il post ha totalizzato (al momento) circa 1600 interazioni positive sui gruppi renziani. Sul mio account sono stati 216 con 280 condivisioni, con prevalenza di commenti positivi. I commenti sono stati circa 200 in tutto, la maggioranza dei quali su gruppi non renziani. Quando ho cercato un dialogo con chi contestava numeri e riforme, ovviamente nessuno ha ammesso l’errore, però nessuno ha ribattuto con numeri diversi. I numeri miei non stati stati confutati, ma non sono serviti a far cambiare idea.

Dopo tutte queste premesse, finalmente arrivo a delle conclusioni.

Il riepilogo generale dei 3 anni di governo, senza voler scendere in dettaglio, vede più o meno i seguenti risultati:

  • Riforme civili, alcune attese da anni come le unioni civili, altre di tipica impostazione progressista come quelle contro il caporalato, le dimissioni in bianco, gli sprechi alimentari, il dopo di noi, ecc. ecc.
  • Innovazioni e realizzazioni come l’introduzione del reato di omicidio stradale, il biotestamento, il completamento della variante di valico e della Salerno ReggioCalabria.
  • Alleggerimento del carico fiscale con riforme Irap, 80€, IMU prima casa.
  • Sul lavoro il famigerato Jobs act che ha prodotto oltre un milione di nuovi posti di lavoro prevalentemente a tempo indeterminato.
  • Spread sceso dai 550 berlusconiani a poco più di 100.
  • Variazione del Pil dal meno 2,5 al più 1,5, quindi 4 punti.

Questi sono aridi numeri, anche se arrotondati ma non contestabili, soprattutto tutt’altro che disprezzabili.

Se poi inseriamo nei 3 anni di governo il tentativo di riforma costituzionale che, se non fosse stato bocciato al referendum confermativo dal 59% degli italiani, avrebbe dato al Paese non solo risparmi, ben maggiori di quelli risibili previsti con la riforma attuale, ma soprattutto una struttura più funzionale e snella del funzionamento della macchina pubblica. Non dimentichiamoci che la soppressione del Cnel, il plafonamento dei compensi pubblici, la soppressione dei disallineamenti Stato/regioni avrebbero generato un recupero di oltre il 2% di Pil.

In questa ottica, come giustificare la reazione smodata dei “sinistri puri” a tutte queste azioni? Reazione nata evidentemente durante la campagna referendaria del 2016, quando sindacalisti, notabili di partito, dirigenti ex PCI, ci raccontarono del rischio di una “deriva autoritaria” in caso di vittoria del si.

Quasi nessuno di questi personaggi, oggi, sta spendendo una parola su una riforma costituzionale che taglia i parlamentari ma lascia alla buona volontà di questo Parlamento le necessarie correzioni che ne consentano il regolare funzionamento. Un voto “sulla fiducia”, mentre 4 anni fa si votò contro la prospettiva che il PD a guida Renzi potesse vincere le successive elezioni politiche e governare per 5 anni.

Rendiamoci conto che, se fosse successo, non avremmo avuto il pasticcio dell’anno giallo/verde con la vergogna delle leggi sulla sicurezza (tuttora valide), un anno di spread triplicato, e magari avremmo completato il processo di rinnovamento dello Stato che Renzi sarebbe riuscito a compiere.

La mia impressione è che esista ancora oggi una deriva reazionaria che nasce proprio dai post comunisti e dai cigiellini. Una deriva che non ha capito che siamo nel 2020 e che l’economia mondiale non ha praticamente più nulla a che fare con le dinamiche degli anni 70/80. Ancora sento parlare di catene di montaggio che inducono a pensare a quegli operai con le mani sporche di grasso, che invece oggi sono stati sostituiti da Robot che vengono gestiti da tecnici informatici in camice bianco.

Ancora si invoca una “non licenziabilità” quando il jobs act ha dimostrato che i contratti a tutele crescenti hanno una % di licenziamenti pari alla metà di quelli dei vecchi contratti.

In conclusione, deduco che il problema del nostro Paese risiede ancora e sempre di più nell’ignoranza di persone che non si informano in autonomia, ma che vengono informate in modo subdolo per la difesa di interessi di parte, che servono a mantenere uno status quo che dovrebbe invece essere stato superato dall’evoluzione mondiale.

Che quelli che si dichiarano di sinistra, ancora ritengano che Renzi sia stato responsabile della disfatta della sinistra è anacronistico e falso. La sinistra è stata distrutta dalla difesa di interessi di casta. Non avremmo altrimenti avuto l’exploit dei 5Stelle prima e della Lega dopo. Ma di questo, nessuno ne parla più. Più che “ha da passà a nuttata” dovremmo ipotizzare che deve passare una generazione. Quando saranno inoffensivi i sessantenni di oggi (me compreso) forse potremo nuovamente parlare di riforme vere.

Il tema vero sarà capire dove saremo arrivati, e soprattutto come. Il mio timore è che saremo nel pieno di una dittatura sotto influenza sovietica. Se questo sarà il caso, e spero tanto di no, alcuni potrebbero essere contenti di non avere più da combattere con quell’antipatico, egocentrico, prepotente e vanesio di Matteo Renzi.

 

(10 settembre 2020)

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