O del ministro Bonafede che punta i piedini…

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foto: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

di Giancarlo Grassi #Politica twitter@gaiaitaliacom #MaiconilM5S

 

Eccolo il ministro della Giustizia Bonafede, uomo che è tutto una convinzione più che una preparazione, puntare i piedi e dire che “o così o me ne vado” accecato dal furore ideologico, più dall’amore per il Diritto, dalla necessità di tenere il Movimento in piedi, più che dall’aderenza all’art. 111 della Costituzione, dal suo specchio più che da se stesso.

Succedeva ad altri di dover gridare perché li ascoltassero, ma succede ai piccoli. A coloro che non avendo mezzi per difendere le proprie indifendibili scelte, non avendo più voti a sufficienza – al Senato vanno sotto – per imporre le loro demenziali soluzioni, si appellano a quello che pensano essere la loro importanza. Dimenticando cosa succede di solito quando un ministro si dimette. Che lo si sostituisce, non importa quanto gridi, e si scopre che magari quello nuovo è meglio del dimissionato.

Non che per sostituire Bonafede con qualcuno che se la cavi un po’ meglio tocchi cercare un genio del Foro.

Purtroppo al di là delle questioni personali, delle minacce di dimissioni, del “o così o me ne vado”, ci sono questioni ben più importanti che andrebbero considerati avendo i coglioni per emanciparsi dal proprio ego: il fare i conti con la propria impreparazione politica, ad esempio. I rappresentanti del M5S passeranno infatti alla storia per essere stati i più miracolati dell’ultimo secolo.
Senza nemmeno sapere perché, senza nessuna preparazione, senza nessun particolare merito se non stare nel posto giusto al momento giusto dicendo sempre sì ai Diarchi e senza contraddirli mai ché bisogna pur mangiare; senza sapere nulla di ciò che avrebbero fatto, si sono ritrovati alla guida dell’Italia con 32 italiani su 100 che hanno votato per loro. La risposta non poteva evidentemente essere e adesso che ci son cascati, che cazzo facciamo? Toccava far finta di saperci fare. Potevan fingere meglio, ma le bugie hanno le gambe corte.

Come la riforma del buon Bonafede, nata morta come il suo ministero, che ha le gambe cortissime e sa di riforma come io so di anice. Allora mentre si affanna a salvarsi la poltrona – che al Senato non c’hanno i voti e vanno sotto – o mentre si ostina a cercare il suicidio politico insieme al suo sodale Di Maio che ha deciso di tornare in piazza con nuove balle e nuove grida, come se potesse essere credibile uno che in 18 mesi ha perso il 20% del suo elettorato, il ministro Bonafede potrebbe chiedere aiuto a Conte. O magari qualche lezione, ma non arriverà all’una né all’altra cosa.

Bonafede è quel minitro lì. Quel ministro della Giustizia che confonde reato doloso con reato colposo e che fa insorgere l’Ordine degli Avvocati che arrivano a chiederne le dimissioni.

Quando per il reato non si riesce a dimostrare il dolo, e quindi diventa un reato colposo, ha termini di prescrizione molto più bassi»

Non è una colpa. Non è un giudizio. E’ un fatto. Così archiviando la possibilità che possa chiedere a Conte di togliergli dalle mani la delicatissima questione gestendola come se fosse una questione da prendere con le molle per il bene del Paese, e non per salvare la poltrona del Ministro; o facendo in modo che proprio il premier Conte, che di diritto ne sa certamente più di me e non certamente meno di Bonafede, possa trovare una via d’uscita politica all’ennesimo tonfo del M5S di tutte le balle e le impreparazioni possibili.

Ma i pentastellati sono così: coerenza o morte. E son già morti. Altro che avere come modelli gente come Moro, Pertini, Fanfani o i padri costituenti, insomma qualcuno che – per quanto ti stia antipatico – ha qualcosa da insegnarti. No. Loro sono nati imparati e sono già fottuti. E hanno fatto tutto da soli. Insomma nel loro disastro umano e politico sono stati persino geniali.

Adesso staremo a sentire il botto. E con noi anche Forza Italia. I motivi chiedeteli a Renzi.

 

 

(6 febbraio 2020)

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