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Una crisi tutta social da “politica del momento”

di Diego Romeo #Politica twitter@gaiaitaliacom #Primalumanità

 

In questi giorni in Italia si sta consumando una crisi politica di cui, ancora oggi, forse non si è capito bene la causa. Nata, con molta probabilità, da calcoli sbagliati, fra un mojito e l’altro, è esplosa sui social e si è protratta per parecchio tempo proprio su questi nuovi mezzi “d’informazione”. A dimostrazione che ormai la politica non è più una fine arte di consultazioni e di ragionamenti statistici, ma piuttosto l’impulso del momento, fatto di immagini e di frasi che non hanno alle spalle nessun pensiero concreto.

È indicativo come la crisi di un grande paese, come l’Italia, sia stata gestita non nelle opportune sedi istituzionali ma a suon di tweet e di post. Accuse, rivendicazioni e presunti tradimenti hanno occupato tutti gli spazi di questa crisi, come se fosse solo una notizia di gossip, senza che nessuno si sia mai seduto, uno di fronte all’altro, a discutere per capire perché questa delicata fase politica sia iniziata, né tanto meno come si potesse porvi rimedio. Un comportamento adolescenziale che la dice lunga sul senso dello stato e del paese dei nostri politici.

Solo il tempestivo e quanto mai risolutivo, intervento del Capo dello Stato che ha richiamato tutte le forze politiche a maggior senso di responsabilità e imponendo delle consultazioni in una precisa agenda, hanno riportato la discussione lì dove doveva essere. Ovvero nelle sedi istituzionali del paese. Non a caso in questi ultimi giorni, due delle forze politiche del paese fra le più distanti e diverse, hanno iniziato a dialogare per trovare una soluzione al problema. Certo la strada non è affatto facile, come possiamo leggere sui più grandi quotidiani del paese, ma già che si sia riportata la discussione in sedi opportune è un grande segnale.

Mattarella, come esponente di una politica non più di moda, è stato l’unico che ha saputo ricompattare le forze politiche del paese, evitando il collasso istituzionale. Una lezione che forse in molti dovrebbero apprendere, soprattutto i beceri populisti incuranti della nostra Costituzione, che gridano ancora al complotto e al ribaltone.

Il paese ha palesemente bisogno di una classe politica formata, che sappia lavorare nei modi e nelle sedi opportune e non tramite tweet lanciati in costume da bagno da un qualsiasi stabilimento balneare. Che piaccia o no un paese si governa tramite incontri, riunioni e soprattutto studiando i fatti e non dalle piazze delle città in una continua campagna elettorale. Se si vuole risolvere il problema delle quote d’immigrazione, ad esempio, si deve andare in Europa a parlare con i propri omologhi istituzionali per confrontarsi e trovare una soluzione che non si trova di certo inviando via tweet frasi sconclusionate senza senso (soprattutto quando sei il ministro degli Interni).

Alcuni partiti hanno fatto la loro fortuna sul denigrare i politici di professione. Salvo poi accorgersi che due mandati elettorali (soprattutto a livello comunale) non erano sufficienti a capire a pieno i problemi delle proprie istituzioni e né tanto meno a risolverli.

In questi ultimi vent’anni la politica si è allontanata molto dal cittadino, creando tutti i presupposti che hanno portato a vedere i nostri governati come una casta chiusa e cieca. Ma la soluzione non può essere sostituirla con un esercito di principianti. Perché come in tutti i campi, l’assioma del “uno vale uno” non è mai una soluzione. Piuttosto bisogna guardare alle vecchie scuole di politica riprendendo come esempio politici del calibro di Mattarella. L’Italia ha bisogno di una classe politica di prima scelta pienamente formata ma anche visionaria che non si focalizzi sul proprio tornaconto ma guardi al futuro delle prossime generazioni.

 

(27 agosto 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 

 


 

 




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