di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Politica
Matteo Renzi a Otto e Mezzo: “Urso e l’intelligenza, non solo artificiale, hanno litigato da piccoli”
Nell'immediato post-sondaggio SWG per il TG La7 di Enrico Mentana, sondaggio che vede i tre maggiori partiti tutti... →
Come dimostrato alcune sere fa da Matteo Salvini innanzi a Lilli Gruber, ma anche dal nervoso Marattin nei confronti di Luca Telese, i politici cominciano a comprendere di dover rispettare una professione che non è la loro e che non conoscono affatto: quella del giornalista. Soprattutto, non accettano il fatto che, anche sulla base di un consenso più o meno consistente, essi oggi siano nelle condizioni di essere misurati, controllati e persino smentiti, quando necessario. Il politico non è più onnipotente. Ed è anche sciocco che si continui a darla a bere ai cittadini, facendo credere loro che la nostra classe politica sarebbe in grado di cambiare le cose, perché ciò non è del tutto vero. Lo sarebbe, se calcolassimo le loro capacità progettuali in base a una tempistica di medio/lungo periodo, affinando politiche e criteri di intervento, rivedendo ed estendendo lungo la strada le varie misure approvate. Dimostrando, insomma, di avere un progetto o un disegno preciso di società. Ma la bacchetta magica non ce l’ha nessuno. Dunque, è proprio l’approccio utilizzato dai politici quello che non va più bene: non andava bene prima con Berlusconi e il suo milione di posti di lavoro; non va più bene oggi Salvini, Meloni, Di Maio e compagnia cantante. Il vero ‘politico di razza’ sa quando deve parlare e quando è tenuto a stare in silenzio. Perché il silenzio aiuta la riflessione e ti dà modo di recuperare le informazioni corrette, realmente favorevoli per il cittadino: il silenzio dà modo al politico di avvicinarsi il più possibile alla verità. Ed è proprio in base a questo criterio che si potrebbero rivalutare molte figure generalmente considerate tristi, non ‘vincenti’, a lungo considerate persone ‘troppo serie’, poco simpatiche, che non sorridono mai. Eppure, pensandoci meglio, Bettino Craxi parlava dopo lunghe pause di riflessione; Enrico Berlinguer era una persona piuttosto schiva; Dino Zoff e Gaetano Scirea erano due ragazzi che parlavano pochissimo e che si presentavano sempre con umiltà e buona educazione. E anche il grande Fausto Coppi era così: un ragazzo di poche parole. Si vuole un’Italia che torni vincente? Se veramente è così, allora bisogna ricominciare ad apprendere quali siano i veri parametri di misura ‘antropologica’ delle persone, anziché mettersi, sempre e regolarmente, nelle condizioni di diventare vittime del ‘buffone’ di turno…
Keir Starmer ha lasciato
Il primo ministro britannico Keir Starmer, dopo la vittoria del suo rivale laburista Andy Burnham in un'elezione suppletiva,... →
(10 maggio 2019)
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