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Fa più opposizione Oscar Giannino in un’ora di trasmissione dell’intero PD

di Giancarlo Grassi #Politica twitter@gaiaitaliacom #peresempio

 

Nel pomeriggio di oggi (8 maggio, ndr) Oscar Giannino ha condotto su Radio24 dalle 16 una magnifica trasmissione d’opposizione molto più utile di tante parole di segretari di partito recentemente eletti che riescono a non dire nulla se non a bruciare Beppe Sala come possibile candidato premier del centrosinistra, ma di questo parleremo in altra sede e un’altra volta.

Giannino ha dedicato un’intera trasmissione a Casapound ed alle ragioni per le quali nei confronti della formazione neofascista non viene applicata la Legge Scelba del 1952 e non viene applicata nemmeno la Legge Mancino, che la Scelba doveva superare, del 1993; vorrei sottolineare che si ha la sensazione che Oscar Giannino sia diventato un po’ scomodo all’interno della radio di Confindustria, come se non bastassero le sue vicende personali delle quali non fa mistero, e che una trasmissione come quelle appena ascoltata non sia proprio benvista dalla direzione della radio. Spero di sbagliarmi.

Giannino ha raccontato un po’ di episodi della storia recente di Casapound, ha ricordato come da 16 anni il movimento occupi illegalmente un caseggiato enorme in pieno centro a Roma, nel quale vivono anche famigliari dei dirigenti di Casapound e i cui conti, bollette, luce, gas, acqua, utenze insomma, sono pagate dai romani perché AMA, dopo avere staccato le utenze per morosità un paio di anni fa o forse più, le ha prontamente riattivate rifiutandosi sempre, ha detto ancora Giannino a Radio 24, di dare spiegazioni sulla ragioni della riattivazione – io privato cittadino se non pago non ho più le utenze, manco morto. La trasmissione poi, anche con l’aiuto di un paio di ospiti, tra i quali Antonio Padellaro direttore de Il Fatto Quotidiano, si soffermava sui recenti fatti dei quali Casapound si è resa protagonista, comprese le violente manifestazioni contro l’assegnazione di case popolari a famiglie bisognose, in quanto famiglie straniere o rom, o la questione del padiglione commerciale regolarmente acquistato al Salone del Libro di Torino. Nessun silenzio sul libro che Matteo Salvini ha scelto di pubblicare con la casa editrice vicina a Casapound che a Torino nessuno vuole.

E molte domande sul perché al movimento non vengano applicate le leggi Scelta e/o Mancino.

Pochi minuti dopo la chiusura della trasmissione Repubblica pubblicava la notizia secondo la quale la Cassazione ha scritto nella sentenza di chiusura della sede di Casapound di Bari che il movimento sarebbe incorso nei reati di “Riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista” confermando che fu dalla sede di Casapound che partì  “l’aggressione squadrista” a persone che manifestavano contro il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Apologia di fascismo è ciò che si contesta a 28 militanti del movimento che ha la sua sede politica e la sede delle sue numerose attività commerciali in un palazzo occupato abusivamente nel centro di Roma e che sulle spiagge di Ostia dà la caccia ai venditori ambulanti.

Plaude alla decisione della Cassazione il segretario della CGIL Puglia, Pino Gesmundo, secondo il quale “alla luce dei troppi numerosi fatti di cronaca che vedono coinvolti militanti di un aggregato che si richiama apertamente al fascismo, dovrebbe spingere il ministero dell’Interno a sciogliere tale organizzazione.

La notizia risponde, in qualche modo, ad un altro dei quesiti posti da Giannino all’interno della sua trasmissione e cioè se non ci fosse un’eccessiva timidezza della magistratura nell’affrontare la questione Casapound. La questione andrà affrontata, in qualche modo, ed anche certa politica dovrà decidersi a gettare la maschera. Ciò che non si capisce, e sarebbe bene capirlo in questo momento storico-politico così delicato e caotico, è come mai faccia più opposizione il vituperato Oscar Giannino con una trasmisisone radiofonica, che sei mesi di lavoro di Nicola Zingaretti come segretario del PD. Questa è una delle tante altre domande alle quali dare risposte.

 

 




 

 

(8 maggio 2019)

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