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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: Per favore, non farti insultare

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Populismi

 

Tornando a riflettere in tema di populismi, è singolare come oggi, a quasi 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, quelle ‘schematiche’, cioè che non intendono minimamente modificare o rielaborare il proprio modo di vedere le cose, siano le destre. Tutte le destre, da Forza Italia alla Lega, passando per Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Il quale, anche se ‘post ideologico’, si può serenamente considerare come una forza politica di ‘dissociati’. Ogni qual volta capita di avere rapporti o incontri con esponenti di destra e semplicemente si accenna a qualcosa di ‘culturale’, puntuale giunge l’accusa di intellettualismo, di sofismo dialettico, di ‘buonismo’ politicamente corretto. La verità è che c’è una parte di questo Paese che proprio non vuole rinunciare al proprio menefreghismo, al cinismo piccolo borghese, a una visione assurda e anacronistica delle cose. Il vero male è questo, anche di fronte a persone moralmente ineccepibili. Non si tratta di teorie del crimine, ma di convinzioni letteralmente cristallizzate, la cui provenienza trascendentale, confessionale o totalitaria non viene neanche sospettata. Ecco perché, alcuni anni fa, decisi di ricorrere al termine ‘populismo’: la cultura popolare ha una propria nobiltà. Oggi, invece, siamo di fronte a una mentalità solo apparentemente arroccata intorno ad alcuni princípi, ma che in realtà, sul versante sostanziale, vorrebbe fare sempre quel che si vuole. Intorno ad alcune questioni, per esempio, come quella ecologica o ambientale, non vi è alcuna reale sensibilità. E sulle tasse, si arriva al punto di teorizzare una sorta di ‘non Stato’, o l’azzeramento totale di multe e tributi. L’evasione fiscale, pur confermata come tematica sostanziale, viene vissuta con indifferenza, perché potendo, si vorrebbe persino evitare di versare una quota minima, uguale per tutti. Per non parlare di temi come quelli della famiglia: a più di un collega è capitato di far notare ad alcuni esponenti ‘leghisti’ che parlare di ritorno alla ‘famiglia tradizionale’ sia concettualmente sbagliato, poiché si sta involontariamente affermando che s’intende ritornare al ‘patriarcato’. Apriti cielo! L’accusa di ‘intellettualismo politicamente corretto’ viene scagliata immediatamente, seguita da frasi del tipo: “Non faccia l’intellettuale: lei ha capito perfettamente a cosa mi stavo riferendo…”. E che cazzo vuol dire? Si reclama forse il diritto di fare politica anche quando si sta dando i ‘numeri al lotto’? Ecco perché riprendono fiato le sinistre ideologiche. Un dato confermatomi di recente da alcuni amici rimasti fedeli alla ‘totalità dottrinaria marxiana’: “Se comandassimo noi”, mi hanno detto, “con te discuteremmo e ci confronteremmo, ma quelli là un bel ‘lavaggio del cervello’ se lo meritano eccome…”.

Gli italiani – e non soltanto loro – devono comprendere la deriva d’inculturazione che l’intera Europa sta rischiando di imboccare. Una ‘strada’ caratterizzata dall’egoismo più becero, non dall’individualismo liberale. Le destre attualmente in campo puntano a una polarizzazione schematica del dibattito politico, proprio per farsi spazio e danneggiare le forze moderate e riformiste. Si faccia attenzione, per favore: stiamo rischiando di andare a sbattere contro un muro. Si tratta di gente senza scrupoli, ancora oggi schematicamente ancorata a nostalgie francamente anacronistiche, che non possiedono gli strumenti minimi per approcciare un problema qualsiasi. Affidarsi a queste forze è come pretendere che un meccanico si trasformi in un chirurgo, poiché afferma, senza alcun titolo, di essere in grado di effettuare un’appendicectomìa. C’è un’Italia senza valori, del ‘mors tua vita mea’, ormai ben indentificabile: poco conta che sia numericamente in maggioranza. Quante volte abbiamo avuto la prova che erano le minoranze ad avere ragione? All’epoca del divorzio, il Pci era perplesso. Ma quando si trattò di ‘mettere il numero’ della propria forza elettorale per rispondere all’attacco referendario della Chiesa cattolica e di Amintore Fanfani, non ci pensò due volte a schierarsi con socialisti e radicali. Ricordiamoli bene tali frangenti, per favore. E si ritorni a una certa ‘antica saggezza’, se si vuole evitare di essere perseguitati da impropéri e contumelie. Soprattutto, da parte del sottoscritto.

 




 

 

(8 novembre 2018)

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