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Transilvania, Rom ed Esportazioni parassitarie

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di Alexandru Rotaru #Rom twitter@gaiaitaliacom #Româniă

 

 

Ma come fa a costare così poco? Ce lo chiediamo spesso quando andiamo al discount e ci sorprendiamo di quanto sia economico fare la spesa lì, o spesso non ce lo chiediamo affatto, perché il fatto che costi poco è l’unica cosa che davvero ci importa, senza preoccuparci delle conseguenze, nonostante spesso sappiamo che alcuni prodotti non sono totalmente sani, o provengono da paesi lontani e poco sviluppati dove c’è molto sfruttamento del lavoro. In questo caso, in questa particolare storia, non parliamo di un paese molto lontano dal nostro, la Romania, non certo un paese del terzo mondo, anzi, molto sviluppato ed in crescita economica costante, nello specifico della raccolta e distribuzione dei frutti di bosco, funghi, asparagi, eccetera.

Ad agosto di quest’anno sono andato in vacanza in Transilvania, una regione molto ampia e bella della Romania, piena di boschi, foreste, castelli e distretti abitativi molto simili alla Baviera, ma ancora più incontaminati. Mi ha incuriosito però trovare spesso nelle strade di conciliazione tra le diverse città,  paesucoli con casette di legno dove oltre a vendere souvenir e oggetti tipici del luogo si vendono anche frutti di bosco, funghi e tutto ciò che la vegetazione transilvanica offre di buono dalle sue terre. La cosa che mi ha incuriosito di più è che la maggior parte di coloro che le vendevano erano Rom o di origini Rom. Di sicuro, il loro aspetto, il loro accento era diverso da quelli degli abitanti della Transilvania, con dei tratti più sassoni o slavi. Mi ha incuriosito perché tra coloro che vivono in quelle zone da molte generazioni c’è molta più intolleranza che nel resto della Romania, quindi ho iniziato a fare delle domande. Uno dei ragazzi che vendevano agli stand, una volta scoperto che io abitavo in Italia, mi ha subito detto che loro vendevano molto di quello che raccolgono anche in Italia ad aziende Italiane che hanno delle basi in Romania, io ho provato a chiedere i nomi delle aziende a cui vendevano, ma il ragazzo sorridendo mi ha detto che è un segreto professionale, quindi gli ho chiesto quale fosse il nome della sua azienda e lui mi ha detto che non aveva bisogno di un azienda, poiché lui e i suoi familiari potevano raccogliere funghi e frutta senza essere controllati o multati, perché la terra è di tutti, in più secondo il ragazzo, se non avessero fatto loro questo lavoro non l’avrebbe fatto nessuno, poiché è troppo dispendioso e poco fruttuoso andare in bezzo ai boschi e alle foreste della Transilvania, che possono risultare anche pericolose in alcuni casi, a fare raccolta.

Parlando con la gente della città di Brasov e del paese di Bran (paese del castello di Vlad Dracula) ho scoperto che i Rom sono sì presenti sul territorio, ma nelle periferie delle città, ai margini delle popolazioni autoctone, spesso in piccole comunità di periferia o a volte in veri e propri campi o accampanti in mezzo ai boschi. La signora della baita in cui ho soggiornato, mi spiegava che quelle sono le popolazioni di Rom meno inserite di tutta la Romania, poiché diversamente da quello che succede nella zona di Bucarest, i Rom sono molto isolati, fanno fatica a mandare i loro figli a scuola o a ottenere documenti a causa dell’intolleranza che spesso si cela dietro alcuni funzionari pubblici o anche nelle abitudini dei bambini, che fin da quando ero io bambino (parliamo di 20 anni fa), si portavano dietro le meschinità insegnate dai propri genitori e prendevano in giro i bambini Rom.

Alla fine è stato il Corriere della Sera a fare chiarezza su alcuni dubbi che mi erano venuti in Transilvania, con un articolo in cui spiegano come dei bambini Rom insieme ai loro genitori vadano a raccogliere funghi per una somma dai 2 a 15 euro al giorno, raccogliendoli liberamente per via di una legge poco chiara sullo sfruttamento della raccolta, secondo il Corriere essi ottengono queste somme rivendo i funghi ad aziende Italiane, che li importano in Italia, dove il costo per il consumatore finale è di 10 volte tanto. E’ molto antipatico il fatto che questa popolazione che soprattutto in certe parti della Romania, come Craiova o Bucarest hanno trovato finalmente un integrazione si trovi ancora a dover combattere contro un antiziganimo convinto, contro delle barriere, ad essere negati, ignorati, respinti, la dove come anche visto nell’articolo del Corriere, la loro unica intenzione e di poter racimolare del denaro proprio per poter mandare a scuola i loro figli e concedergli una vita migliore, la possibilità di trovare un lavoro migliore e di potersi far rispettare dagli altri membri della società.

Situazioni come queste, che si creano spesso intorno ai Rom, sono l’esempio di come la nostra umanità viene a mancare nel momento in cui lavorare per l’integrazione degli altri diventa un’azione impegnativa che rende molto più facile girare il capo dall’altra parte ed ignorare l’altro.

 




 

(19 settembre 2018)

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