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The Ballad of Buster Scruggs a #Venezia75 l’ennesima coltissima pellicola dei fratelli Cohen

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di Emilio Campanella #Venezia75 twitter@gaiaitaliacom #Cinema

 

 

The Ballad of Buster Scruggs in concorso per #Venezia75, è l’intelligentissima pellicola di Joel & Ethan Coen, seconda esperienza western dei due fratelli, dopo Il Grinta (2010). Prodotto da Netflix, non è, come sembrava all’inizio, una serie televisiva, ma un vero e proprio film ad episodi, come quelli italiani degli anni sessanta, ammirati dai due registi, ed in assoluto il più lungo fra quelli da loro diretti (133 minuti). In questo caso si tratta di una ambientazione comune per epoca ed area geografica; il film è stato girato fra Nuovo Messico e Nebraska, in paesaggi magnifici, fotografati con grandissima cura:

La regia è unica.

Presentato come un libro d’epoca, sfogliato davanti ai nostri occhi da una mano che mostra frontespizio, incipit delle vicende, illustrazioni a colori protette dalla carta velina, belle incisioni, durante lo scorrere dei titoli di testa. Questa sarà la cornice del film, siccome prima dell’inizio di ogni storia, verranno sfogliate le pagine relative.

Sei racconti narrati con lo humour colto ed elegante che contraddistingue il loro cinema.

Apparentemente leggero, non risparmia stilettate di comicità anche molto nera, e non poco esilarante, magari non proprio da sganasciarsi come ho sentito fare in Sala Grande, ma con spunti anche molto godibili. Ambientazioni perfette, scenografie classiche come ce le aspettiamo, ma di più. In punta di matita in un esercizio stilistico ineccepibile, e non solo. Per di più conscio della lezione dell’anti-western degli anni settanta( Penn, Silverstein, Nelson , Peckinpah…).

Sono sei storie assolutamente spietate in cui la vita ha il valore di un dollaro bucato da una pallottola. Si inizia con un cow boy cantante, che dà il nome al film; a seguire, un ladro incapace che riesce a farsi impiccare due volte ed il cui destino ha una chiusa zen; uno spettacolo teatrale itinerante, episodio di raro, inquietante fascino e crudeltà; un cercatore d’oro faulkneriano interpretato dal sempre sorprendente Tom Waits. Quando il personaggio guarda da lontano la valle, molti animali pacifici fanno la loro vita, mentre lui entra attraverso una quinta di fronde, si eclissano. Torneranno quando l’uomo avrà lasciato il loro paradiso, non prima di costellarlo di buche per rubare l’oro. Il cervo ritornerà a bere nel ruscello, e prima guarderà perplesso quello sfacelo. Una ragazza rimasta sola, deve decidere della propria vita, durante il viaggio con una carovana. Si conclude con un altro viaggio, in diligenza. La conversazione anodina ha talvolta punte di astio fra i viaggiatori, il misterioso vetturino, porta i passeggeri di gran carriera fino ad un’inquietante locanda. Appena scesi i suoi ‘ospiti’, correrà via con tutti i bagagli, mentre un cadavere viene trascinato sulla passatoia dell’elegante atrio.

Tutti si domandano dove possano essere giunti e l’atmosfera si fa decisamente gotica. Il progetto del film parte da molto lontano e pare che una delle storie sia stata scritta una ventina di anni fa, sulla falsariga delle novelle western dei giornaletti per ragazzi. Fra i molti attori, tutti perfettamente in parte: Tim Blake Nelson (nel ruolo del titolo), James Franco, Liam Neeson ed il già citato Tom Waits.

 




 

 

(1 settembre 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 


 

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