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Chi gioca a “chi si prende la poltrona” e chi blocca sui social gli iscritti critici con la nuova segreteria: è il PD di oggi

di Daniele Santi #PD twitter@gaiaitaliacomlo #politica

 

 

Raramente ho assistito in vita mia ad un momento tanto teso e tanto complicato per lo Stato e per le Istituzioni in mezzo ad un deserto percettivo ed a così tante e concatenate irresponsabili superficialità da parte di chi, sulla democrazia, dovrebbe vigilare.

Il maggior partito d’opposizione, secondo partito alle elezioni del 4 marzo, è dilaniato da faide interne e rivalità di vario genere che con la politica e la stabilità di un paese non hanno nulla a che fare. La nuova segreteria, appena nominata, ipotizza una serie di iniziative – tra le quali un’alleanza-sostegno possibile al M5S che la stragrande maggioranza dei suoi iscritti ed elettori non vuole. Il nuovo segretario, un insipido burocrate che si scannerà per tenere insieme quel che resta del partito prima di una scissione che pare sempre più vicina, possibile e necessaria, per la quale si dovrà ringraziare ancora una volta Massimo D’Alema, non prende iniziative e regala alle cronache una lista di cinque punti politici [sic] sui quali costruire il futuro del partito di una tale insipidità ed inutilità da farli risultare già superati mentre venivano digitati da una tastiera. Uno spettacolo raccapricciante. Politicamente parlando. Poi, non pago, perché non si è mai paghi nemmeno del ridicolo, blocca – o qualcun altro lo fa stupidamente per lui – chi dalla base degli iscritti o simpatizzanti contesta la sua azione.

 

 

In tempi di social è una pessima idea. Perché le cose si sanno subito. Poi magari arriva un mattacchione e pubblica lo screenshot e ciò che era e doveva restare riservato e via di questo passo. Non se ne esce più. Così muore il famoso “siamo aperti a tutte le voci e vogliamo fare tesoro delle critiche” di cui tutti si riempiono la bocca e che finisce nel calderone del menefreghismo, della protervia, dell’incultura, della gestione del potere per il potere, della corsa alla poltrona, del prestigio che non c’è prestigio, ma perché pensarci. Insomma in quella zuppa italica di cialtronismo ed ignoranza che ha ridotto il paese come lo vediamo. Una vera vergogna.

 





(16 luglio 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

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