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Il fascismo è una condizione della disumanità

di E.T. #fascismi twitter@iiiiiTiiiii #italianismi

 

 

Gli ultimi mesi ci hanno messi nostro malgrado in stretto contatto con l’italianismo, che è quella caratteristica del popolo che (nostro malgrado è il nostro popolo) secondo la quale le idee cambiano velocemente a seconda di ciò che l’italianista ritiene essere giusto in quel momento. La conferma che un tempo si cercava al bar, mentre si bestemmiava di calcio e si sputava in terra di politica, o mentre si stiravano i panni la domenica in compagnia dell’amica venuta in visita che controllava la piega sorseggiando un caffè della moca, già volgarmente descritta come macchinetta, ora la si trova sui social, quegli strumenti diabolici che ti spingono a dire che ti piace qualsiasi scemenza colpisca la tua pancia. Il tuo like colpisce l’ego italianista. E nascono i Salvini.

Italianismo non a caso fa rima con fascismo, che non è soltanto un’idea politica, ma è una patetica condizione della mente, ma ci torneremo sopra più tardi.

L’talianismo è pochezza. Culturale, sociale, intellettuale, verbale. E’ la caratteristica di chi non ha i mezzi. L’italianismo è contagioso. Più di Ebola. Non esiste trasmissione diretta per contatto, lo si contrae respirando o vivendolo. Per ragioni professionali faccio settimanalmente andata e ritorno da un paio di città italiane per incontrarmi con giovani attori africani con i quali sto lavorando. Non so come potrei definire, se non effetto dell’talianismo, quello sguardo che sta a metà tra disprezzo, stupore, livore e l’io so cosa andate a fare che leggo negli sguardo non solo degli Italiani, ma anche degli Africani che mi vedono camminare o viaggiare su un mezzo pubblico, con quattro giovani di pelle nera. E’ un’esperienza devastante per me che un cervello ce l’ho.

L’italianismo è protagonismo. Quel protagonismo infantile, fastidioso, non giustificato da nessun mezzo che possa essere degno di nota, quella caratteristica delle mente ristretta del burocrate mentecatto importato dai fasti dell’Impero Romano, che Alberto Sordi ha descritto così bene in una frase di sole sei parole. Protagonismo che ti porta a fare tutto, dire l’indicibile, pur di far notare che esisti. Proprio come se i cimiteri non fossero pieni di gente che voleva far notare che esisteva.

L’italianismo è non sapere fare una beatissima minchia, ma sapersi vendere così bene al potente di turno da essere in grado di arrivare in cima alla scala sociale senza pensare agli effetti della propria presenza in quel luogo. E’ come quando si fanno figli sperando che ci somiglino senza valutare quali, e se ci siano stati, effetti positivi dati dal nostro esistere. L’italianismo è andare in Tunisia e lamentarsi della lasagne che fanno schifo. L’italianismo è l’essere ignorante e lavorare inconsapevolmente per tutta l’esistenza per diventarlo ancora di più. L’italianismo è sentirsi dio. L’talianismo è Salvini.

Italianismo fa rima con fascismo che, contrariamente a quanto si crede, non ha nulla a che vedere con la politica, anche se viene venduto come politica. Il fascismo che dello squallido italianismo è figlio diretto, è figlio dell’ignoranza, della pochezza, della protervia, dell’incultura, dell’insensibilità, del maschilismo che non è sol una condizione maschile – lo dico a certe ragazze incolte che conosco personalmente assurte non si sa come, ma certo con maschile protervia, al ruolo di assessore alla cultura: loro che non sanno spiaccicare un’opinione che non sia mutuata da qualcun’altro; il fascismo è l’occupazione della poltrona perché io sono meglio di te (più italianismo di questo). Il fascismo è profonda disperazione dalla quale i poveri in spirito dipendono perché non trovano risposte alle loro puerili suppliche al dio egoista e vendicativo che si sono inventati per giustificare le loro brutture. Il fascismo è occuparsi solo di me, e poi gli altri se ne rimane. Il fascismo, come l’italianismo, è tutti i gatti miao.

Il fascismo, Salvini insegna, è una condizione della disumanità.

 





(24 giugno 2018)

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