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Tiziano e la pittura del Cinquecento, fra Venezia e Brescia

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di Redazione #Arte twitter@gaiaitaliacomlo #EmilioCampanella

 

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Al Museo di Santa Giulia di Brescia, sino al primo luglio, un’attenta ricognizione intorno all’influenza del pittore cadorino sulla scuola locale, peraltro costellata di pittori di grande livello e personalità, riprende un discorso iniziato in anni lontani con le memorabili mostre dedicate a Moretto e Savoldo.

L’esposizione è relativamente piccola, e non poco preziosa. Con intelligenza il biglietto comprende, oltre il Museo di Santa Giulia stesso, emozionantissimo nella sua parte archeologica e non solo, anche quello della mirabilmente restaurata Pinacoteca Tosio Martinengo, ricchissima anche e soprattutto di tele dei maestri incontrati alla mostra tizianesca, senza escludere l’importante Museo Diocesano di Arte Sacra. Oltre queste ulteriori importanti due sedi, il percorso include la Chiesa di San Giovanni Evangelista, la Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo), il Duomo Vecchio, la Chiesa di San Clemente, la Chiesa di Santa Maria in Calchera, la Chiesa di San Francesco, il Santuario di Sant’Angela Merici e a conclusione, ma non certo ultima per importanza, la Collegiata di San Nazaro e Celso dietro il cui altar maggiore è esposto il Polittico Averoldi fulcro della manifestazione di Santa Giulia.

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Consiglio visite accurate a queste chiese ricche di opere mirabili.

Tiziano fra Venezia e Brescia, dunque, come le influenze di Raffaello a Bergamo e quelle di Durer a Milano, tutte esposizioni di incroci ed attraversamenti, raffronti e suggestioni intorno ad un secolo di fermenti artistici e non solo, come si sa. La committenza bresciana per un polittico, forma rappresentativa già un po’ fuori moda in laguna, ma ben accetta per la sua struttura tradizionale, in terraferma, e l’incarico dato ad un artista giovane, quanto già quotatissimo cui guardarono i maestri locali dando origine ad una ben connotata scuola pittorica che da Tiziano, appunto, si è mossa, utilizzandone le innovazioni ed intuizioni stilistiche.

Le varie sezioni della mostra hanno un andamento tematico molto preciso e rigoroso che parte dal raffronto toponomastico delle due città. I soggetti sacri ed i vari modi di affrontarne stilisticamente gli argomenti. La ritrattistica e come veniva intesa dai vari maestri locali e di altre città della Repubblica, le influenze e le varie scuole. Puntuale e stimolante, il raffronto degli stessi soggetti affrontati da artisti differenti, a coglierne le precipue maniere, le personalità, la ricerca formale, le invenzioni. Successivamente i tre teleri per la Loggia, e sono passati molti anni; il capitolo della disavventura dell’incendio, e la perdita dei dipinti; in mostra si può vedere un’incisione della Cerchia di Cornelis Cort da La fucina di Vulcano di Tiziano, appunto. Gli altri due soggetti erano : L’Apoteosi di Brescia e Cerere e Bacco. In seguito ai danni subiti dall’edificio, Andrea Palladio tornò in città per occuparsi della ricostruzione; anche in questo caso, un bel disegno autografo dell’architetto: Studi per il Palazzo della Loggia di Brescia ed altri edifici, è puntualmente esposto. E tematicamente vengono presentate le esperienze ed i notevoli risultati stilistici di Gerolamo Romanino, Giovan Girolamo Savoldo, Alessandro Bonvicino, il Moretto, le personalità locali preminenti, qui raffrontate alle esperienze veneziane tanto per i soggetti sacri come per il ritratto con opere di grande importanza e prestiti internazionali.

Utilissimo il catalogo edito da Silvana.

 




 

(16 maggio 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

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