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Bellini e Mantegna: capolavori a confronto a Venezia fino al 1 luglio

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di Emilio Campanella #arte twitter@gaiaitaliacom #cultura

 

 

La Fondazione Querini Stampalia di Venezia, in Campo Santa Maria Formosa, ospita un’interessantissima iniziativa incentrata sul confronto fra due tavole di Andrea Mantegna e Giovanni Bellini. La mostra s’intitola, appunto: Bellini/Mantegna, Capolavori a confronto. Presentazione di Gesù al Tempio, e sarà aperta al pubblico sino al primo luglio prossimo.

L’iniziativa consta del raffronto fra due opere molto simili, dal medesimo impianto, dallo stesso tema e dallo stesso titolo, dei due maestri, cognati fra loro. L’opera di Bellini è del museo, quella di Mantegna, un prestito dallo Staatliche Museen zu Berlin Gemaldegalerie. L’esposizione, curata da Birgit Blass-Simmen, Neville Rowley e Giovanni Carlo Federico Villa è una collaborazione fra la fondazione veneziana, il museo berlinese e la National Gallery di Londra. Questo nucleo farà parte di una mostra belliniana che toccherà i due musei stranieri, ed anche il Bellini partirà per quell’avventura.

All’ultimo piano del palazzo, dopo una introduzione naturale attraverso la quadreria antica e gli ambienti “di famiglia”, si arriva alla mostra vera e propria, che ha due sale introduttive di ordine informativo stilistico-tematico e di raffronto fra le personalità dei due artisti ed una terza dove sono esposte le due tavole poste quasi ad angolo ottuso, in modo da dialogare fra loro, come si usa dire, con un termine oltremodo inflazionato. L’accurato allestimento è dell’architetto Mario Botta. L’esistenza di due così ravvicinati capolavori, solo apparentemente eguali è una magnifica sfida per gli studiosi. La complicata famiglia Bellini di cui parlai precedentemente non aiuta a fugare certi dubbi e certe impressioni. Quello che sappiamo per certo è che Andrea sposò la sorella di Giovanni, Nicolosia, e che forse dipinse la tavola nel 1453 come auspicio per un primo figlio in arrivo. Lo stile è quello di un bassorilievo reso in pittura, come un fregio di figure che però non sono disposte nella medesima diezione, ma convergono: ai lati estremi i ritratti dei due sposi, al centro il bimbo fasciato con bende che prefigurano il suo destino, Maria dallo sguardo pensoso, compresa della tragedia che l’attende; di fronte a lei Simeone che ha appena pronunciato parole gravi. Fra di loro, poco più arretrato, Giuseppe guarda intensamente verso di noi.

Uguale, apparentemente, la tavola di Bellini, ma successiva di alcuni anni (1470) pare che Giovanni ne abbia preso il modello schizzandovi sopra con un foglio di carta posato sul dipinto… rimase colpito, interessato, incuriosito? Forse tutte queste cose, ma tenne lo schizzo da parte. Quindi decise di realizzare il suo progetto di d’après, ma con altro intendimento, altro respiro stilistico. Non più un bassorilievo dipinto, ma delle figure più reali, prese dalla vita, anche nell’abbigliamento, meno ricercato ed ufficiale-istituzionale, ma maggiormente quotidiano, pur nel rispetto dell’impianto generale originario; medesima densità emotiva, ma più volutamente coinvolgente, leggermente più affollato di figure. Il tema divenne poi molto diffuso e ripreso da vari artisti successivi, come dalla bottega belliniana.

Consiglio caldamente l’agile catalogo edito da Silvana, per la cura iconografica che raffronta i dettagli dei dipinti su pagine adiacenti, come nell’esposizione, peraltro, e per gli importanti saggi dei differenti curatori.

 

 




 

(3 aprile 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

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