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Impopolarissimo articolo sulle reginette delle feste lgbt che si sentono anche grandi statisti

di Paolo M. Minciotti #LGBTQI twitter@gaiaitaliacom #unionicivili

 

 

Puta caso che il movimento lgbteccetera si fosse preoccupato, nei due anni che ci separano dall’approvazione delle Unioni Civili, di rilanciare in modo politicamente intelligente su adozioni, matrimonio egualitario e omofobia. Puta caso che fosse anche stato capace, siamo nel regno dell’impossibile eletto ad oggetto di culto, di creare un linguaggio ed una comunicazione che fosse in grado di parlare a quella larga fetta di paese che vede con favore il matrimonio egualitario, ad esempio, una legge contro l’omofobia ed avviare un percorso per far conoscere, al di là di certo associazionismo gestito da persone che la comunicazione non sanno nemmeno cos’è, le adozioni per le coppie dello stesso sesso e l’omogenitorialità. Tutto senza steccati ideologici.

Ecco, se il movimento lgbteccetera e le sue reginette della festa che si sentono anche statisti avessero avuto l’umiltà, l’intelligenza e la lungimiranza di andare oltre la gestione dei loro parlamentini interni e i bandi che garantiscono i finanziamenti alle loro poche – sempre meno – attività, si sarebbero accorti che nel paese montava di nuovo l’onda anti unioni civili e che queste ultime sarebbero state, nel caso il 4 marzo avessero vinto coloro che hanno poi vinto, fortemente a rischio.

Rendendosi conto di quanto stava succedendo, sarebbero potuti correre ai ripari con iniziative di ampio respiro che andassero oltre l’annuale gay pride con il quale le reginette della festa marcano il territorio e si fanno belle con gli enti locali amici, avendo un nemico contro il quale scagliarsi quando gli enti locali amici non sono.

Dall’approvazione delle Unioni Civili in poi, dopo alcune settimana di sgallineggiamenti sguaiati grazie ai quali gli integralisti del matrimonio egualitario, spesso senza stare nemmeno in coppia, potevano gridare al mondo la loro insoddisfazione preparandosi a vincere le loro elezioni interne per almeno un biennio, sull’asfittico movimento lgbteccetera italiano è calato un pietoso silenzio. Non che si senta la mancanza del nulla, e come si potrebbe, tuttavia vogliamo proprio vederli i gay e le lesbiche che si dichiarano del M5S o della Lega cosa faranno di fronte all’osceno bacio pentalighista e cosa risponderanno a coloro che hanno in gran parte votato, quando si cominceranno a mettere in discussione quei due diritti in croce che si sono portati a casa, non certo grazie a quell’asfittico movimento lgbteccetera di cui sopra.

Ciò che succede è che il movimento lgbteccetera in realtà non fa nulla di ciò che grida, grida ciò che non fa, si occupa di questioni che hanno a che fare con il prestigio e non con i diritti, organizza gay pride che dovrebbero essere rivendicativi, ma di rivendicazioni non ne propone più; ne deriva quindi che il movimento lgbteccetera non esiste e non esistendo il movimento lgbteccetera ne deriva che anche questioni come il matrimonio egualitario, le adozioni, l’omogenitorialità, l’omofobia non esistono perché senza un interlocutore serio (sensato e responsabile) le istanze muoiono.

E poi è colpa delle Unioni Civili del governo Renzi.

Così che vorrei chiedere, aspetto insulti e il mio editore con me, alle reginette della festa che pensano più a farsi belle che alla qualità di ciò che propongono, che cosa intendano fare di concreto, serio e sensato affinché in tempi di vacche magrissime e di pochi diritti civili e quei pochi a rischio non succeda che l’orologio della storia ritorni indietro di vent’anni. Magari proposte serie e non isterismi, d’accordo?

 





(27 marzo 2018)

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