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Perché #senzadime il PD deve stare all’opposizione

di Giancarlo Grassi #senzadime twitter@gaiaitaliacom #politica

 

 

Ha detto bene Monica Cirinnà: “Noi dobbiamo stare all’opposizione, perché lì il popolo ci ha messo”. Un ragionamento che non fa una grinza. Capisco, lo capisco da elettore di centrosinistra che da tempo ha scelto la via della scheda annullata perché di quel centrosinistra lì non sa che farsene, che la delusione per la sconfitta sia bruciante e che centinaia di migliaia di elettori che al PD hanno voltato le spalle facciano male e la voglia di rivalsa, magari con mezzucci, sia tanta. Ma bisogna stare dove si deve stare.

Gli errori del resto non partono da oggi. Partono dalle scelte demenziali di Pierluigi Bersani e del suo politburo di veterocomunisti coi conti in banca milionari che avrebbero dovuto lasciare il governo a chi le elezioni le aveva vinte, anche se per poco, nel 2013. Al M5S al quale Pierluigi Bersani del Pettinare le Bambole aveva regalmente concesso il sommo favore della vicepresidenza della Camera dei Deputati. Li avessero lasciati andare al governo ora sarebbero bolliti, perché sono degli incapaci. Ma non si poteva mandarli al governo e lo spread e la situazione internazionale e bla bla bla… La mia opinione è che è stato fatto, nel 2013, un errore clamoroso. Che si paga oggi. Cinque anni dopo.

Certo non è l’unico.

Dopo quell’errore ne sono venuti altri: primo fra tutti la lunga serie di governi a guida PD che non sono mai passati dalle urne tra i quali quel primo governo Renzi che ha portato il simpatico Matteo sulla poltrona di Palazzo Chigi al grido di “Stai sereno, Gianni…” e di “Fassina chi…”, favolose espressioni per il Bagaglino, meno per la scena politica, ma che piacevano tanto a chi le pronunciava da fargli dimenticare che ciò che occorreva era una legge elettorale subito, il voto nazionale legato a quello europeo ed un governo di cinque anni con un ampio consenso popolare. A fare il gigione si prendono abbagli. E mettere in campo riforme della portata di quelle decise da Matteo Renzi senza un forte sostegno elettorale porta alla morte. Stai sereno, Matteo…

Renzi è coerente e si prende le sue responsabilità (leggi dimissioni), meno quella di dire a Maria Elena Boschi che è ora di togliersi dai piedi  forse l’unica che avrebbe dovuto prendersi fino in fondo e che, insieme a errorini in successione che sommati insieme fanno un disastro, ha evitato di prendere fino alla fine. Ora è senatore eletto in Toscana. Fino ad oggi non ha avuto uno stipendio da parlamentare, non ha avuto l’immunità, non ha il vitalizio. E’, almeno in questo, molto migliore di chi l’ha preceduto.

Il PD ha pagato lo scorso 4 marzo cinque anni di governo non votato dagli Italiani e la presunzione di dominare gli elettori pensando di zittire il M5S con le cariche in Rai e alla Camera di Roberto Fico e Luigi Di Maio.

Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema pagano la loro presunzione con una figuraccia alle elezioni di LeU e la fanno pagare al loro ex partito che perde tutto e starà all’opposizione per un lustro e più. Perché nemmeno le prossime elezioni si vinceranno. A meno di un miracolo. Hanno però il merito [sic] di avere resuscitato una destra moribonda per fare la guerra a Matteo Renzi. Lui, Matteo Renzi, ha il demerito di avere pensato di essere onnipotente. Succede a tutti. Non tutti imparano. Forse lui sì. Intanto cominci col liberarsi di Maria Elena Boschi. E della sua arroganza. E applause, applause, applause…

Ora poco rimane per il PD i cui elettori con l’hashtag #senzadime stanno dettandogli l’agenda politica a suon di social. Se ne fregheranno i bravi dirigenti che aspettano le prossime primarie? Sarebbe la loro morte definitiva e la discesa del partito verso gli inferi del 5% a cui sono arrivati i Socialisti francesi, un tempo vittoriosa armata indistruttibile. Non si brucia così un quasi 41% di consensi ottenuto quattro anni prima. E’ folle. E’ demenziale. Sembra persino scientifico. Occorre darsi una svegliata.

Come? Attraverso alcune semplici ricette: dare la voce a quello che il popolo del PD continua ad essere, e cioé: il popolo del PD.

Come dargli voce? Cominciando a sottoporgli, sotto forma di consultazioni aperte agli iscritti e ai non iscritti, tutto ciò che il partito propone, cerca, intende, vuole, pensa di fare: programmi, elezioni interne, parlamentini, dirigenze, organi dirigenti, direzioni locali, provinciali regionali e nazionali, programmi, candidate e candidati. Tutto deve essere sottoposto al voto, ogni decisione. Possibilmente non online, per non correre il rischio di fare le figuracce del M5S, e quindi – dopo il voto – rispettare scrupolosamente punto dopo punto, virgola dopo virgola, ciò che gli eletti hanno deciso, piaccia o no ai Baroni che pensano di sedere in Alto. Deve stare nello Statuto del partito che il voto degli iscritti e simpatizzanti – cioè del Popolo che è sovrano, cazzo! – è decisivo. E per coloro ai quali non va, la porta è aperta. Se non verrà fatto così, o qualcosa di simile che vada finalmente nella direzione di dare importanza alla gente, e sul serio, non ci sarà PD in futuro. Potete starne certi voi. E possono starne certi i signori giù al Nazareno.

Servono domande semplici come: “La volete questa legge elettorale? O volete quest’altra?”, e via al voto; “Volete questa legge o ne volete un’altra?”, e via al voto; “Cosa pensate di questo candidato premier? O preferite l’altra?”, e via di questo passo. E’ semplicissimo, è rispettoso del popolo, e non vi garantisce uno stipendio in parlamento. Ma è democratico. E lo è sul serio. Non solo nel nome.

Siccome non credo che il buon Martina sia, insieme al bravo Orfini e a tutti coloro che siedon sospesi in attesa della prossime primarie, così disposto a fare ciò che comporta la gogna del sottoporsi alla volontà popolare sempre, non lo vedo bene il futuro del PD. Ma non c’è altra scelta possibile che non sia quella di sposare, a tutti i costi, la volontà popolare sempre dando a chi la politica la vota invece di farla in prima persona, la possibilità di orientare le scelte di coloro che poi gli interessi del popolo dovranno sedersi a fare e per quello ricevere dal popolo uno stipendio coi soldi del popolo.

La grande vittoria del M5S è questa, essere riusciti a dare l’impressione di seguire ciò che i loro elettori dicono, chiedono, vogliono e votano. Il PD deve andare oltre e fare ciò che il M5S non fa: seguire pedissequamente le indicazioni di coloro che partecipano alle votazioni primarie.

E mentre vi godete M5S e centrodestra che si spartiscono le poltrone, invece di insultarmi, pensate a come fare in modo che questo osceno spartirsi il parlamento nel senso di una chiappa qui e una chiappa là non abbia più a verificarsi. Se lo fate sul serio, magari correte il rischio che vi crediamo di nuovo. Più o meno tutti. A meno che non continui a farvi più comodo pensare che la gente voti M5S perché è scema.

 




(21 marzo 2018)

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