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Repubblica e il virgolettato a 5Stelle che non c’è: folgorati sulla Sacra Via di Grillology

di Il Capo #politica twitter@gaiaitaliacom #giornalismo

 

 

Così che il posizionamento post-elettorale del giornalismo voltaggabanista italiano è iniziato. Sono già numerosi, oltre a quelli che le natiche erano costrette a venderle per motivi di editore, coloro che sono stati folgorati sulla Sacra Via di Grillology e si sono convertiti al pentastellismo.

Non stupisce quindi nemmeno più di tanto il quotidiano Repubblica, quello dell’unico uomo che abbia compreso il Creato prima della nascita di Travaglio, che è poi il fondatore de Il Fatto Quotidiano che cambia i titoli in corsa per non far male a Grillo e Di Maio, che si è inventato un virgolettato ad hoc per titolare la lettera che Luigi Di Maio ha scritto al direttore di Repubblica per annunciare la nascita della Terza Repubblica (sulle ceneri della seconda che nacque sulle ceneri della prima e che, come le altre due, finirà a schifìo) grazie, of course, al M5S.

Repubblica, nel tweet che pubblichiamo qui sotto, si inventa una frase di Luigi Di Maio, virgolettata, che nella lettera non c’è.

 

 

Succede a chi crede di dover essere più realista del Re. Quest’Italia ne è piena. E fa sempre più orrore.

Scrive in realtà Luigi Di Maio:

 

Gentile direttore,

come ho avuto modo di dire a caldo commentando i risultati, con il voto del 4 marzo è iniziata la Terza Repubblica, che sarà la Repubblica dei Cittadini. La portata di questo voto è immensa e segna uno spartiacque con tutto quello che è venuto prima. Forse ancora non ne apprezziamo del tutto l’importanza, soprattutto per quanto inciderà sugli anni a venire. Ma una cosa è sicura. Da qui non si torna più indietro.

Dieci milioni di poveri non possono essere ignorati. 30 miliardi di sprechi non possono non essere eliminati. Una tassazione folle per le imprese non può non essere ritoccata. La sicurezza nelle città giorno e notte non può non essere garantita. La disoccupazione, soprattutto giovanile, non può continuare a dilagare. Questo è il messaggio che arriva forte e chiaro dalle urne.

Non è stato un voto ideologico, così come non è stato un voto di protesta. È stato un voto programmatico e i punti principali sono quelli sinteticamente ricordati sopra. Abbiamo ascoltato il Paese e messo al centro del dibattito elettorale questi temi, proponendo non solo le ricette, ma anche le persone che possono realizzarle.

Sento tutta la responsabilità di fronte a questa apertura di credito da parte dei cittadini e non intendo sottrarmi agli oneri che ne derivano. Ho detto in ogni città dove sono stato in campagna elettorale che il governo per noi si sarebbe potuto fare in base a convergenze sui temi ed è la linea che intendo portare avanti in totale trasparenza di fronte ai cittadini e al capo dello Stato. Tutte le forze politiche devono manifestare responsabilità in tal senso. Non è possibile che ora inizino teatrini, che si avviino giochi di palazzo e strategie alla House of Cards. Adesso è il momento di fare le cose che aspettiamo da 30 anni e lo si può fare solo cambiando metodo. La politica deve smetterla di essere arrogante e deve iniziare ad essere umile. Tre sono gli ingredienti che suggeriamo in base alla nostra esperienza: 1) partecipazione, 2) ascolto, 3) trasparenza.

Per decenni i partiti hanno messo al centro i loro interessi, per decenni la formazione dei governi è avvenuta con il bilancino per accontentare gli appetiti dell’uno e dell’altro. L’obbiettivo erano sempre e soltanto le poltrone, mai gli interessi dei cittadini. Questo è il passato. Ora i tempi sono maturi per mettere al centro i temi che interessano i cittadini, il loro bene, la qualità della loro vita. Li hanno lasciati ai margini, noi ora i cittadini li rimettiamo al centro. Il governo sarà con chi, insieme a noi, è pronto a fare la stessa cosa. È una “rivoluzione copernicana” della politica che il MoVimento 5 Stelle invoca da sempre e per la quale i cittadini ci hanno dato un mandato chiaro. “Partecipa. Scegli. Cambia.” Era quello che abbiamo chiesto ai cittadini, loro hanno partecipato e hanno scelto. Ora insieme abbiamo la storica occasione di cambiare l’Italia. Io non voglio perderla e chi ha scelto di ostacolare a tutti i costi il cambiamento faccia pure, ma sappia che non si può fermare il vento con le mani e che noi nonostante tutto cambieremo l’Italia.

 

Noterete che come già fece Virginia Raggi a Roma quando disse che avrebbe cambiato la Capitale, Di Maio non dice “come” cambieranno l’Italia. Del resto se gli esempi di governo a 5Stelle sono Roma, Torino e Livorno, e l’onestà è quella dei siciliani pentagrilli che falsificarono le firme a palermo e per questo sono sotto processo, c’è poco da dichiarare.

Certo è che nonostante questo il M5S ha il 32% e passa dei voti. Farà la fine del PD del 40%? E’ quasi certo. Proprio per questo bisogna farli governare con la fiducia ad orologeria.

Nella lettera, della frase virgolettata da Repubblica non c’è traccia. C’è un riferimento ad un cambiamento che non coinvolge il M5S ma è riferito agli altri, dato che – è noto a tutti gli Italiani – il partito di Di Maio è protagonista della rinascita [sic] di Roma, Torino e Livorno con tre geniali governanti come Virginia Raggi, Chiara Appendino e Filippo Nogarin, uno più indagato delle altre. E’ una lettera di rara presunzione, quella di Di Maio, che mette ancora una volta il M5S dalla parte degli “eletti” e dall’altra i partiti, nemici in quanto tali. Come se il M5S non fosse un partito, ma una cosa altra. Altra da tutto.

E nonostante tutto gli Italiani, stanchi di tutto, hanno deciso non che il M5S è il meglio, ma che è il meno peggio. Ed è la cosa che più inquieta. Stiamo alla finestra.

 




 

(7 marzo 2018)

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