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Sui rifiuti in Emilia Romagna e Abruzzo mentono sapendo di mentire

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Rifiuti a Roma Cecchignola, foto @RiprendRoma Twitter

di Giancarlo Grassi #Roma twitter@gaiaitaliacomlo #Rifiuti

 

 

Il vizietto della bugia è difficile da togliersi, soprattutto da quando si sa che un bambino che mente è più intelligente di uno che non lo fa. E’ evidenza scientifica. Ma tra la bugia creativa del bambino e la balla seriale del movimento populista c’è una differenza: la prima è innocua, la seconda distrugge un paese. Lo dice il Venezuela. Lo racconta Roma. Ma torniamo ai rifiuti veri.

La sceneggiata inizia con l’ingresso di Virginia Raggi la Magnifica in consiglio comunale dove rifiuti ed Atac sono il suo cavallo di battaglia contro Ignazio Marino, cavalcato anche in campagna elettorale insieme ad altre bufale come quelle sulle famose funivie da Battistini e sui sesterzi, senza dimenticare i pannolini lavabili. I romani le credono. Lei è brava a parlare, comunica bene, in radio ha una bella voce, son tutte cose che servono soprattutto quando si vota senza sapere cosa si fa. Raggi vince e scivola sulla prima buccia di banana, che è un rifiuto. Poi anche su Atac, ma è colpa nostra non suama nostra che pretendiamo di andare in metropolitana e salire sugli autobus. Quindi, sospese per cause di forza maggiore ed incapacità le grandi riforme strutturali come funivie, sesterzi e pannolini di tessuto, eccola a fare i conti con Roma che ha spazzatura dappertutto, persino in aula Giulio Cesare dicono gli irrispettosi ai quali non ci associamo, spazzatura che continua a crescere e che deve essere smaltita. Come, non si sa. Ma la colpa è dei romani che la producono.

Nel frattempo in città succedono molte cose: ci sono frigoriferi semoventi che si spostano da un cassonetto all’altro, appaiono materassi dal nulla, e i sacchi di rifiuti si clonano apparendo dal nulla in mucchi sempre più alti. Addirittura cadono le foglie. Lei, Nostra Signora dell’Immondizia fa una tappa a San Lorenzo e se ne prende di tutti i colori. Quindi trova il tempo per un’ordinanza anti-alcol che non è in vigore nel suo Municipio di residenza. Poi si veste da soprano e va all’Opera di Roma. Non necessariamente subito dopo. Quindi muore Spelacchio e lei non sa se arriverà viva alla fine della legislatura. La spazzatura, che non è solo una metafora, nel frattempo non solo cresce, ma più la lasci dove sta più puzza.

Così che alla Sindaca Favolosa e ai suoi geniali collaboratori viene in mente che in Emilia Romagna le cose funzionano nonostante i pidioti e decidono di mandare la spazzatura là. Il presidente Bonaccini non fa salti di gioia, nonostante sia un gioviale anche se è capricorno, ma ci si mette di mezzo la sfiga che i servizi costano e 200 euro a metro cubo sono troppi, troppissimi soldi. Quindi l’assessora Montanari, quella che insultava gli attivisti del PAC mentre piantava quattro alberelli spelacchiati cercando di rifarsi un look, interveniva in tutta la sua inutilità dicendo che “Mai!”, troppi soldi non si possono spendere e che l’Emilia Romagna di qua e l’Emilia Romagna di là e che quindi i rifiuti di Roma, quelli che son colpa dei romani che li producono, sarebbero finiti in Abruzzo che li avrebbe smaltiti.

Peccato che l’Abruzzo non abbia mai ricevuto richiesta di smaltimento, almeno fino a questo momento, quello nel quale stiamo scrivendo, e che anche i suoi rifiuti, quelli prodotti in Abruzzo dagli abruzzesi perché questo di produrre rifiuti è proprio un malcostume umano, non siano smaltiti in Abruzzo ma proprio, pare, in Emilia Romagna. Quindi dovrebbero spiegarci in base a quale legge economica rifiuti spediti in un luogo e smaltiti in un altro costano meno di quelli che fanno un solo viaggio per arrivare a destinazione.

 




(9 gennaio 2018)

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