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Il dilemma della Lega Nord: essere di estrema destra tout-court o rimanere soltanto [sic] razzisti, intolleranti e tuttofobi?

di Giancarlo Grassi, #Politica twitter@gaiaitaliacom #elezioni2018

 

 

Il dilemma, soprattutto alle porte delle elezioni e con le alleanze tutte da costruire (al momento pare certo soltanto l’inciucio salviniano con i cadaveri di Alemanno e Storace, ma fino a quando?) e dopo le sortite dei giovinastri neonazisti che prendono di mira l’associazione comasca delle signore che aiutano il prossimo e degli altri giovinastri neonazisti che entrano in una chiesa per propagare l’orrendo virus neonazista di cui sono portatori, alla Lega dell’italica xenofobia, separatismo, razzismo, tuttofobia ed ignoranza elette a bufale, quindi verità, viene qualche dubbio.

Essere di estrema destra definitivamente e con tutto ciò che questo comporta, cioè rinunciare alla finta istituzionalità alla Roberto Maroni sapendo che si sarà superati all’estrema destra parlamentare dal populismo orribile del M5S, oppure continuare con la maschera ipocrita dei finti razzisti che poi fanno la Bossi-Fini e regolarizzano alcune centinaia di migliaia di migranti e dei finti imprenditori della politica che si mangiano un giornale, una radio nazionale ed una banca?

Sembra essere questo il bivio al quale la Lega Nord di Salvini e Bossi, dio li fa poi li accoppia, è ormai giunta. Da un lato il giovane e volgare segretario a termine – perché nella Lega comanda Bossi, qualora Salvini si fosse dimenticato – che ritiene il neonazismo manifesto di giovinastri senza futuro e senza testa e le loro minacce, nulla di più di “ragazzate” e i due grandi vecchi, quelli delle grandi operazioni finanziarie e dei diamanti in Tanzania, che si raccomandano a dio ed agli uomini affinché la Lega stia lontana “da quei voti lì”, che sono poi i voti di quelli che minacciano le signore ed entrano in chiesa con fare minaccioso, sanno solo minacciare, ché sono cresciuti sotto l’ala protettrice dell’intolleranza, della xenofobia, dell’omofobia, del razzismo che la Lega ha fomentato negli ultimi vent’anni, che stanno dall’altro.

Vedete quindi come da un lato ci sia il modernismo del voglio tutto subito del giovane Salvini, segretario a termine, e dall’altro il pragmatismo di Umberto Bossi, presidente a vita: i due rappresentano modi differenti di portare avanti lo stesso progetto, condiviso con il M5S, Berlusconi, Alemanno e Storace, che è quello di riportare l’Italia ai (ne)fasti degli anni ’90 quando l’ometto di Arcore faceva il bello ed il cattivo tempo e la Lega faceva gli affaracci suoi. La cosa è lì a portata di mano così che, mentre da un lato il vecchio saggio Umberto ed il buon Maroni raccomandano prudenza, come fanno i buoni padri di famiglia, il figlio scapestrato rappresentato da Salvini si permette le sue scorribande giustificando l’ingiustificabile per accaparrarsi più voti possibile.

Loro consigliano, come fanno i buoni padri. Non è che possono imporsi con la forza. E la raccontano ai giornali. Sempre pronti a zompare sul carro del vincitore.

 




(5 dicembre 2017)

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