di Paolo M. Minciotti, twitter@gaiaitaliacomlo
Gli Stati Uniti hanno difeso ad oltranza la loro sciagurata decisione di tentare di bloccare la risoluzione ONU che condanna la pena di morte per le persone gay e lesbiche. I funzionari a stelle e strisce hanno difeso la loro scelta di votare “contro” con la motivazione che “in USA la pena di morte è in vigore”, il che la dice lunga sulla civiltà del Paese, salvo poi affrettarsi ad aggiungere che gli Stati Uniti “condannano inequivocabilmente l’applicazione della pena di morte per condotte relative all’omosessualità, la blasfemia, l’adulterio e l’apostasia, condotte che non consideriamo debbano essere criminalizzate”.
L’incidente è avvenuto lo scorso venerdì 6 ottobre durante una riunione del Consiglio ONU per i Diritti Umani a Ginevra quando 47 stati hanno votato a favore della risoluzione che condanna la pena di morte per gay e lesbiche e 12 paesi, tra i quali gli Stati Uniti, hanno votato contro. Tra loro, oltre all’America di Donald Trump, anche Bangladesh, Botswana, Burundi, Cina, Egitto, Etiopia, India, Iraq, Giappone, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
(10 ottobre 2017)
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