di Paolo M. Minciotti, twitter@gaiaitaliacom
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Dunque le “terapie di conversione dall’omosessualità” sono permesse: è la decisione del giudice federale brasiliano Claudio de Carvalho che ha deciso che la giustizia deve ergersi fin dove la scienza si erge ed ha, con una sentenza che avrà effetti devastanti – speriamo prima di tutto sulla sua coscienza – di dichiarare “permesse” le terapie che gli psicologi brasiliani avevano bandito già dal 1999 con una restrizione chiamata “Risoluzione 01/99” che affermava: “Psicologi non dovrebbero collaborare ad eventi o servizi che propongano trattamenti e cure per l’omosessualità”.
Claudio de Carvalho supera con la sua giustizia casalinga anche le decisioni dell’OMS che ha depennato l’omosessualità dalla lista delle malattie ormai da tempo, decidendo invece che le “cure” sono ammesse, sottintendendo quindi che l’omosessualità “è” una malattia.
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Il giudice de Carvalho ha scritto nella sua sentenza che i punti di vista degli psicologi brasiliani sono giuste, ma non posso limitare la libertà degli altri psicologi di “studiare o agire o prendersi cura [sic] di questioni legate all’orientamento o al riorientamento sessuale”. Il Consiglio federale brasiliano degli Psicologi ha risposto che le “terapie di conversione” rappresentano “una violazione dei diritti umani e non hanno basi scientifiche” di nessun tipo ed hanno ricordato che in accordo con l’OMS l’omosessualità “non rappresenta una malattia”.
L’ultra destra evangelista è fortissima in Brasile. Da quelle parti forse proviene l’infausta idea che ha spinto a questa inaccettabile sentenza.
(25 settembre 2017)
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