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Pisapia e Bersani: “Fatto un passo avanti”. Ci penserà D’Alema a farne due indietro

di Giancarlo Grassi, twitter@gaiaitaliacom

 

 

La notizia è che riapriranno il cantiere in autunno, in linea con i buoni dati sull’occupazione. Loro del resto si chiamano Art.1-Mdp ed hanno tra le loro fila colui che diede il “la” alle orribili agenzie di lavoro interinale che non dobbiamo raccontarvi noi cosa sono. I nuovi alfieri dell’ennesima “cosa rossa” che solca gli italici cieli della politica inconcludenza si sono incontrati, anzi, hanno lasciato che si incontrassero i loro leader Bersani e Pisapia i quali hanno annunciato di avere fatto: “Un passo avanti”. Ci penserà D’Alema a fargliene fare due indietro. Entro breve, probabilmente.

Dall’incontro è uscita la notizia che farà provare brividi di gioia: Pisapia diventa il capocomico, scusate, il capocorrente, insomma il leader, della scalcagnata compagine che li raggruppa tutti quelli che sono stati eletti nel PD e che se ne sono andati senza lasciare la poltrona, da Bersani a Civati, fino al buon Sapienza: tutti lì a raccontarci ancora il nulla che sono e i pochi che rappresenteranno ma che, dopo aver fatto saltare il referendum, sanno di poter essere ancora l’ago della bilancia. Cioè sanno che grazie a loro, D’Alema lo ha detto chiaramente in Sicilia, il Pd dell’odiato Matteo Renzi potrà perdere le elezioni che sperano saranno appannaggio di Gasparri, Berlusconi, Salvini e di tutto l’untume che con le riforme sarebbe stato spazzato via. Ricordarsi, quando si romperanno i coglioni su ciò che non faranno, di come sono andate le cose a fine 2016.

C’è anche Epifani nella combriccola di Art.1-Mdp, e c’è una notizia straordinaria: “Abbiamo deciso di fare un’assemblea democratica entro l’autunno, dobbiamo vedere le date ma abbiamo deciso di farla”, ed è proprio lui a spiegarlo. Cosa diranno? Di cosa discuteranno? Perché lo faranno? Non si sa e non si saprà. I cantieri [sic] delle “cose rosse” durano millenni e sono per definizioni inconcludenti: paroloni, pensieri ed espressioni verbali ridondanti e “straordinarie”, proprio nel senso di fuori dall’ordinario da qualsiasi lato la vogliate intendere, e decisioni nessuna, se non la spartizione delle poltrone, le alleanze con questo, ma anche con quello e le porte aperte. Tutte possibilmente. Non per far entrare il freddo, ma per restare al caldo. Se la sottile metafora è comprensibile.

Dunque rallegratevi: Massimo D’Alema è tornato. Tutti gli altri sono comprimari. Pure Berlusconi è tornato. E noi pensiamo di essere prossimi al 2018 mentre in realtà siamo nel 1992. Godetevi il futuro andando all’indietro prodi signori dell’inconcludente “cosa rossa”. Tutto questo succede perché Massimo D’Alema ha deciso di tornare in parlamento e nel PD non avrebbe trovato spazio. E nelle “cose rosse” non si muove una foglia che D’Alema non voglia. Lui è il prode cavaliere della sconfitta eterna. L’unico che ha perso tutto e continua a dettare legge ai poveracci che lo seguono. Del resto stupisce che Pisapia si metta con D’Alema dopo che l’altro prode Gad Lerner, suo consigliere di fiducia, se n’è uscito con un “Quando parla D’Alema ci tocchiamo…”. Cosa non si fa per.

 




 

(12 settembre 2017)

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