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74ª Mostra Internazionale di Arte Cinematografica: la terza volta di George Clooney

di Emilio Campanella, #Venezia74

 

 

Suburbicon di George Clooney, in concorso. George Clooney torna per la terza volta da regista alla Mostra di Venezia con un film partito da lontano, infatti i fratelli Cohen ne scrissero la sceneggiatura nell’85, subito dopo Blood Simple. Nel titolo una piccola città modello immaginata sulla reale Levittown creata da William Levitt dopo la Seconda Guerra Mondiale e riservata a persone di “razza caucasica”. Anche Suburbicon è una cittadina bianca ed ariana, indipendente ed autosufficiente, tranquilla ed idilliaca… fino all’arrivo di una famigliola afroamericana, i Meyers… Un orribile neo da estirpare in tanto candore. Le reazioni non si fanno attendere, ed intanto si cominciano ad inchiodare palizzate intorno al loro giardino, per non vederli. Non dalla parte dei Lodge, famiglia tranquilla e normale, composta da Gardner Lodge (Matt Damon non espressivissimo, ma adatto al ruolo), Margaret (Julianne Moore) e la sorella gemella di lei (ancora Juliane Moore, brava come sempre, ma non più del solito; un’interpretazione molto corretta, ma prevedibile) ed il figlio Nicky (Noah Jupe, bravissimo!).

Il film è ambientato nel 1959 ed ha potenti agganci con la realtà attuale, tanto perché la storia parallela della famiglia nera è stata aggiunta alla vicenda dei Lodge consentendo un notevole lavoro di montaggi alternati, interno-esterno, come dire, ma non certo meccanici, quanto fluidamente motivati dall’ambientazione generale della vicenda. Una sera due energumeni irrompono in casa vessando e narcotizzando tutti, con il risultato di uccidere Margaret, più fragile perché paralizzata. Tutti sono scioccati, sconvolti, addolorati, una formale solidarietà li avviluppa. La polizia indaga ed al confronto all’americana i due adulti negano di riconoscere i due malviventi. Nicky sgattaiolato non visto nella stanza li riconosce, tace, e si accorge della menzogna degli adulti. Da quel momento comincia a vedere le cose in una luce gradualmente differente; intanto continua la sua amicizia con il coetaneo nero, esortata fin dall’inizio da madre e zia. La vita continua, e la tensione in città cresce sempre più fino a dei disordini anche sanguinosi ed al rischio del linciaggio della famiglia nera, evitato per poco.

Intanto la polizia ricontatta Lodge che non sembra veramente interessato alle indagini. I malviventi si rifanno vivi, e qualcosa cominciamo a capire, delle molle che li hanno spinti alla loro azione. Intanto un investigatore della compagnia che dovrebbe liquidare l’assicurazione di Margaret si presenta e dichiara la propria perplessità nei confronti di certe scelte amministrative del capofamiglia; abile ed insinuante incastra la vicemadre di Nicky, ma non ha fatto i conti con una donna che da bambina è stata sicuramente un’assidua frequentatrice del Piccolo Chimico, come dimostrerà anche in un’altra occasione.

Mentre fuori le strade sono a ferro e fuoco, in casa Lodge si precipita nell’inferno più profondo. Il film molto accurato e montato con estrema accuratezza, risulta un ottimo prodotto di genere che ha un po’ un sentore di factory, inevitabilmente, ma è di un’attualità sorprendente, considerando che è stato terminato nello scorso inverno, e che i disordini americani sono di poche settimane fa. Consiglio di fare molta attenzione ai molteplici segnali di cui è disseminato il film, ad esempio alla domanda che un malvivente pone a Margaret. L’investigatore sembra quasi un doppio del regista. Anche in questo film l’onnipresenza televisiva e le sue interviste che fanno accapponare la pelle. Questa è una comunità “ideale” di potenziali assassini, e con un bubbone che esploderà al suo interno.



L’ultima notazione riguarda il ragazzino traumatizzato svegliato durante la notte da rumori provenienti dalla cantina dove dorme il padre. Passato in cucina prenderà un coltello e brandendolo scenderà le scale, tirerà la cordellina dell’interuttore ed illuminerà una “scena secondaria” potremmo definirla, fra suo padre e la zia; interdetto tirerà nuovemente la cordicella ed il buio della rimozione coprirà la sua sorpresa. Dopo una strage, lo zio accorso per salvarlo, lo nasconderà nell’armadio della madre conegenandogli una pistola, il padre lo troverà e lo disarmerà. Due volte Edipo rinuncia di fronte al potere del padre, ma seguiranno delle spiegazioni che il ragazzo potrebbe anche evitare, avendo già compreso molto più di noi.

Poi sarà giorno fatto, i Meyers sono stati aiutati a ripulire il loro giardino, anche dalla loro auto andata a fuoco, non certo da sola. Nicky uscirà a giocare a baseball con il suo amico. Mi scuso di non essere sceso in dettagli, ma la sorpresa, e qui non ne mancano, è determinante.

 




 

(3 settembre 2017)

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