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Il M5S? Il discredito basato sull’invidia come unico programma politico

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

di Giovanna Di Rosa

 

 

 

Nella polvere erano e nella polvere ritorneranno. Lo dimostra ciò che sta accadendo a Roma con le violente contestazioni alla Sindaca Raggi il 19 luglio scorso, condite da insulti che la Prima Cittadina ha incassato visibilmente scossa, c’è un video a testimoniarlo, e le successive ed altrettanto forti contestazioni all’assessora Montanari la quale, al contrario di Virginia Raggi, non ha avuto il buon senso di starsene zitta, uscendosene con quel “Qualcuno qui vi c’ha mandato” che è il manifesto politico del M5S. Quello vero.

Prima di continuare va detto che questo quotidiano ha guardato, soprattutto all’inizio, con grande simpatia al M5S, sperando che la sua spinta rivoluzionaria – perché di quello si trattava – riuscisse ad imprimere la svolta necessaria al paese. Bastò l’incontro-scontro in streaming tra Roberta Lombardi, Vincenzo Crimi e quel poveraccio di Pierluigi Bersani, più qualche dichiarazione estemporanea dei neoeletti per capire che sotto le 5Stelle niente. Solo invidia, discredito, nessuna proposta, il volere andare al potere per il potere. La rabbia di non poter governare contro coloro che avevano governato prima e che avevano distrutto il paese e si erano arricchiti con il soldi degli Italiani. Quando Beppe Grillo trionfava sulle reti Rai i suoi onorari con che denaro venivano pagati se non con quello che entrava dal canone Rai, quindi dalle tasche degli Italiani? Il Vate del Sacro Blog si è già dimenticato.

Ora è divorato dall’odio contro uno stato che ha avuto l’ardire di condannarlo (e più volte) per reati che ha evidentemente commesso.



Quello stesso odio, quello stesso discredito, quella stessa invidia sono il motore che regge la “rivoluzione a 5Stelle” che non c’è: nessun programma, nessuna decisione, nessun indirizzo politico che non segua l’andazzo del momento, nessun intervento che non sia legato a ciò che fa più tendenza in quel preciso momento, tendenza che cambia ogni cinque minuti ed alla quale i patetici portavoce e primi ministri in pectore del movimento nato dai romanzi di Urania, che almeno sono scritti splendidamente, si dedicano con tutto l’ardore mettendo in campo le loro poche capacità.

Il M5S di Grillo, Di Maio e Di Battista ha messo in politica il peggio dell’Italiano. Ha portato in parlamento il “Chissà quello come ha fatto i soldi?” del bar Sport, lo ha portato sul web, cucinato a dovere e lo ha fatto diventare bandiera del complottismo di massa del quale il Sacro Blog del Vate si nutre, proprio in termini economici, e sul quale la Casaleggio Associati basa le sue politiche industriali. Le strumentalizzazioni delle vite altrui, dei successi di chi successo lo ha avuto e non ha aspettato un guitto e un visionario che lo portassero in parlamento per gridare sconcezze ai colleghi parlamentari a 15mila euro al mese, vengono usati per dire agli Italiani: questi hanno avuto successo nella vita e quindi lo hanno ottenuto sicuramente in maniera disonesta. E l’ignorante che spopola sui sociali con i suoi “ò visto”, “vado ha casa” e “perchè all’ora gli altri?” rimane colpito nella sua pochineria; il suo essere invidiosino, essere umanino ed ignorantino si realizza nelle frasi astiose di un ex webmaster, ex steward, che senza cultura, senza un curriculum, senza preparazione, senza studi universitari si permette di dare lezioni di diritto costituzionale al presidente Mattarella… Che non è strano, è esattamente ciò che l’ignorante da social faceva al bar, prima della nefasta era dei social.

Gli adepti della Sacra Setta del Blog sono gli Italiani descritti da Alberto Sordi con il “Lei non sa chi sono io”; sono quelli che recintano i loro 90 centimetri quadri di giardino e guardano in cagnesco il vicino che “deve stare a casa sua”; gli adepti della setta del Vate del Sacro Blog, sommo sacerdote dell’odio e dell’invidia sociale, sono quelli che “Te lo dico io e lo fai perché te lo dico io, senza discutere”, sono quelli che non sanno dare una spiegazione a nulla, perché non hanno né spiegazioni né scampo, quelli del “Non mi piace perché non è come mi aspettavo”. Sono infine quelli che se una donna ha avuto successo è perché “L’ha data via” e del dove avrà trovato “I Soldi per comprarsi quella macchina”, perché automobile è troppo colto…

Ai parlamentari a 5Stelle, così impegnati a parlar male degli altri da non avere avuto tempo nemmeno per trovarsi uno straccio di lavoro, va ricordato che non tutti hanno avuto la loro fortuna. C’è anche chi ha lavorato duro per avere ciò che ha. In ultima analisi coloro che stanno dove stanno e non si sa il perché sono proprio loro, i ciarlatani rivoluzionari da 15mila euro al mese baciati dalla fortuna di aver trovato un guitto che pur di dominarli ha offerto loro un’occupazione in parlamento pagata coi soldi degli Italiani (proprio come i loro predecessori), per mantenere la quale tutto ciò che devono fare è obbedire agli ordini, tacere, veicolare incongruenze, volgarità, invidia e discredito. E possibilmente nessuna proposta. Perché i servi eseguono, non propongono…




Nel miglior stile delle svolte neofasciste essi obbediscono senza fiatare. Non valgono nulla, possono essere buttati fuori o sostituiti al solo pur minimo sospetto di dissenso. Per questo stanno zitti. E fanno i servi. Perché sanno che altro non possono fare. Non hanno altra scelta che essere infinitamente più realisti del Re. Ed eseguire gli ordini al meglio delle loro possibilità, invero assai limitate. In nome della rivoluzione da 15mila euro al mese, pagata coi soldi degli Italiani, dicono “Sì” come tanti altri soldatini hanno fatto prima di loro sentendosi dei salvatori dell’universo. Non importano le firme false, gli avvisi di garanzia, i post sgrammaticati, i comunicati stampa sbugiardabili, Roma che brucia, Torino immobile, i loro “No” a tutto. Essi proseguono, perfetti esecutori del nulla, nel seguire senza discutere – per non perdere lo stipendio mensile – i dettami dei Capi supremi. E dopo tante battaglie contro i vitalizi degli altri finalmente da agosto 2017, anch’essi riceveranno il loro. Obiettivo raggiunto. E senza fare un’accidente.

Hanno proprio ragione. Ci vuole fortuna in questo paese, insieme alla capacità di salire sul carro giusto al momento giusto.

 

 

(22 luglio 2017)

 

 

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