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#Visioni di Mila Mercadante: L’Europa è una tana di talpe

di Mila Mercadante  twitter@Mila56170236

 

 

 

 

L’Europa è una tana di talpe, disse una volta Napoleone. Oggi aggiungerebbe che è un covo di perversi adusi a far progetti insani e maniacali sulla pelle della gente comune. Che si possa spacciare ancora per buono il progetto UE malgrado lo scempio che vediamo, è indice dell’eccentrica quanto crudele malafede di coloro che ci istruiscono attraverso le numerose testate in perfetto stile “Domenica del Corriere”. Quando ci mostrano quel burocrate geniale e neurotico di Draghi che da quasi dieci anni ripete che la crisi è passata e che è necessario cedere sovranità e fare le riforme strutturali viene da ridere. Ma sì, è letteratura da tinello, sono menzogne raccontate senza grazia. Ci prendono per il culo. Le sfide del futuro secondo Draghi e compagnia si possono vincere con le riforme e con la cessione di sovranità a un ente sovranazionale? Ma davvero? Le sfide del futuro sono – quelle serie – il temibile e niente affatto un sacco bello think global and act local, vale a dire la glocalizzazione, poi ci sono in ordine sparso l’automatizzazione del lavoro, la robotizzazione, la disoccupazione, la digitalizzazione, la distruzione del piccolo e del medio sopraffatti da pochissimi colossi che stanno conducendo alla grande quella che viene definita la quarta rivoluzione industriale. E poi ci sono i cambiamenti climatici con le conseguenti migrazioni. Altro che i barconi con migliaia di profughi per i quali ci scalmaniamo: almeno ottocento milioni di persone giocoforza abbandoneranno molto presto paesi inabitabili. Non manca mica molto, i neonati di adesso ci si troveranno dentro già a trent’anni.

L’Europa unita e la moneta unica dovrebbero proteggerci da tutto questo, permetterci di affrontare serenamente tali cambiamenti devastanti nonché la violenza del mercato? Ancora letteratura da tinello. Al massimo si può continuare a intervenire sulle nostre Costituzioni – gloriosamente antifasciste – che devono essere corrette e smantellate per obbedire ai dettami de(gl)i (anti)fascisti di oggi, quelli che sbraitano da mane a sera contro i populismi, quelli che dicono di voler tutelare la democrazia livellando verso il basso le esistenze di milioni e milioni di individui e migliorando le condizioni di pochissimi. Poiché finora non si è mai verificato nulla di quanto ci era stato promesso, prospettato e assicurato, non si capisce per quale ragione si debba dar credito a un progetto fallito dal punto di vista dell’occupazione, della distribuzione delle risorse, della gestione dei flussi migratori e della crisi economica, della onesta e reale cooperazione tra Stati membri, della salvaguardia dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, dell’innovazione, della sicurezza, della politica estera. Dalla “Domenica del Corriere” la Brexit viene dipinta come la disgrazia delle disgrazie (per i cittadini britannici), la si usa per terrorizzarci, eppure ultimamente – come scrive un folle osservatore senza parrocchia né amici – in poche ore i mercati hanno effettuato un investimento quarantennale di oltre 100 miliardi di dollari in Titoli di Stato francesi e inglesi. Se Brexit rappresenta l’errore supremo, com’è che su quell’errore si investe a 40 anni tanto denaro? Dice quel folle osservatore: se vuoi sapere come stanno veramente le cose segui il mercato, non le chiacchiere degli imbonitori.

Detto questo, è il momento di parlare della Grecia, almeno per qualche giorno, poi la riponiamo nuovamente nel dimenticatoio fino al prossimo provvedimento di austerità. Ci piange il cuore per i migranti, invece per i greci non sprechiamo un solo singhiozzo perché questo non è un tema opportuno. Accogliere profughi fa sembrare buona mamma UE, raccontare cosa accade ai greci invece fa sembrare la UE esattamente come è. Parliamo della Grecia finché fanno notizia gli scontri tra poliziotti, guardia costiera e pompieri tutti uniti contro il governo e tenuti a bada dalla polizia antisommossa. Nuovi tagli agli stipendi, alle indennità, alle pensioni, ancora bastonate per i cittadini stremati e per coloro che servono lo stato rischiando la vita tutti i giorni. Eppure la Corte Suprema aveva dichiarato che le forze dell’ordine dovessero essere esentate dai tagli e rimborsate di quelli già subìti in precedenza.  Eppure il ministro della Difesa aveva promesso “stavolta non vi toccheremo e vi restituiremo ciò che vi abbiamo tolto”. Bugia. La mazzata è arrivata un’altra volta, e certamente non sarà l’ultima. Tutte le misure di austerità vengono imposte da BCE, FMI, UE (quest’ultima intesa come Crante Cermania) per erogare prestiti alla Grecia, prestiti che servono a restituire – ogni volta – il debito che cresce. Una follia senza fine. Una tortura senza fine, accettata dal governo Tsipras come dai predecessori. S’era creduto che Tsipras fosse una brava persona: non esistono più – in politica – le brave persone. Esistono solo esecutori testamentari, esattori, impiegati al servizio del Moloch.

La Grecia è stata svenduta, umiliata, usata, e sarà così in futuro. Vale di più sul mercato rispetto a 10 anni fa perché al mercato servono le terre di nessuno, quei posti nei quali si può costringere la gente – spalle al muro – a lavorare più ore per un salario più basso. Che margine di difesa hanno i greci senza lavoro e senza denaro sufficiente? A causa delle modificazioni della sensibilità collettiva in quest’epoca di transizione efferata è difficilissimo immaginare sfide titaniche tra il popolo e il Moloch. Si soccombe. La Grecia, come tutto il sud di questo continente, serve a mantenere l’euro perennemente e ragionevolmente svalutato in modo che il nord – soprattutto la Germania – faccia i propri affari con successo, succhiando il sangue dei cosiddetti PIGS – i partners europei di basso calibro – e creando enormi problemi agli USA. Credete che in questa Germania che non rispetta le regole e i parametri e che ha un surplus commerciale immane i cittadini tedeschi se la passino bene? Niente affatto, lì c’è meno disoccupazione ma ci sono molti più poveri: occupati poveri. Un bel progetto.

Noi italiani aspetteremo di ricevere un trattamento di poco diverso da quello subìto dai greci per capire cos’è l’unione monetaria europea? Certamente. Tanto per fare un solo paragone con quanto accade in queste ore in Grecia, ricordo che corposi tagli alle forze dell’ordine sono stati fatti anche qui: si era parlato di chiudere ben 247 commissariati in tutta la penisola e poi s’è deciso di chiuderne meno, accorpando e tirando a campare. Facciamo finta di nulla, ci trastulliamo con la corruzione, con la politichetta da quattro soldi, e intanto esultiamo pure per la vittoria di quel manichino di Macron, un altro ventriloquo della Merkel. Insieme si papperanno l’Italia in un paio di anni, intendo dire quel poco che è rimasto. Se sto sbagliando lo scopriremo vivendo.

 

 

 

 

(21 maggio 2017)




 

 

 

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