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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana, sull’Atalanta. O della filosofia dei Bergamaschi

di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

 

 

 

 

 

 

In attesa degli esiti finali delle presidenziali francesi e con la speranza che domenica sera non venga giù il mondo, o quantomeno l’Europa, questa settimana vogliamo spendere due parole sull’Atalanta, la magnifica squadra di calcio della città di Bergamo. Infatti, secondo un report diffuso in questi giorni presso tutte le agenzie di stampa dal ‘Cies Football Observatory’, il club bergamasco risulta quello con il miglior bilancio d’Europa nel rapporto tra investimenti fatti e risultati ottenuti nell’attuale stagione sportiva. L’Atalanta bergamasca calcio è il club sportivo che, in questi ultimi anni, ha speso meno e sta vincendo di più, con il suo meraviglioso quinto posto in classifica nell’attuale campionato italiano di calcio 2017. E forse, se non avesse già venduto in gennaio il giovane talento di centrocampo Roberto Gagliardini, questo ‘squadrone’ lombardo avrebbe fatto ancora meglio. Teniamo presente, che rispetto all’Internazionale di Milano, la famiglia Percassi, attualmente alla guida del club orobico, ha speso dieci volte di meno. A dimostrazione di come l’interpretazione ‘alla lettera’ del modo di gestire un’azienda non risulti affatto una politica utopica, destinata a ottenere risultati altalenanti, se non addirittura modesti. La filosofia dell’Atalanta, da sempre è quella ‘basica’ del calcio nostrano: lavorare sul vivaio giovanile, al fine di formare nuovi talenti che facciano fare alla ‘Dea’ una bella figura in alcune ‘annate’ di campionato, per poi rivenderli e controbilanciare i non copiosi incassi provenienti dallo stadio ‘Azzurri d’Italia’ della piccola città di Bergamo. Una morale che ci dà la misura di quanto, oggi, l’Italia potrebbe essere un Paese assai migliore se soltanto si occupasse dei giovani, dimostrandosi disposto a scommettere su di loro. Ricordiamo brevemente i tanti campioni storicamente formatisi presso il centro sportivo di Zingonia: Gaetano Scirea; Antonio Cabrini; Pierino Fanna; Roberto Donadoni; Domenico Morfeo; Giampaolo Pazzini; Simone Zaza; Riccardo Montolivo e molti altri. Fino ai più recenti ‘campioncini’ che, in questi ultimi mesi, abbiamo imparato a conoscere: Andrea Conti; Mattìa Caldara; Andrea Petagna e Leonardo Spinazzola. Bisognerebbe inventare un premio a parte per l’Atalanta: questa è la verità. Una società che ha sempre rispecchiato fedelmente i tratti identitari di una comunità, quella dei bergamaschi, che il grande Gianni Brera ha sempre definito: “Il migliore tra i popoli tedeschi”. Caratteristiche tra le più originali del panorama etnico e culturale italiano: amore verso il proprio lavoro, sani valori di principio, una tenacia arcigna e ostinatissima, inesauribile spirito di sacrificio, un’attenzione ‘sparagnina’ nell’economia domestica. E un gran brutto carattere. “Sempre meglio che avere la faccia come il culo…”, mi disse, un giorno, mio padre.

 




(4 maggio 2017)

 

 

 

 

 

 

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