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Matteo Renzi ed i suoi competitor lillipuziani

di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

 

Piaccia o no questo toscanaccio è un politico di razza, infinitamente più preparato e coraggioso dei suoi attuali avversari politici extra-PD e competitor interni. L’ex presidente del consiglio ha parlato al Lingotto come parlano i grandi:  nel senso di adulti. Non entriamo nel merito. Non ci interessa dire che siamo d’accordo o no, perché non è di idee e programmi che stiamo scrivendo. Peraltro non amiamo gli isterismi e le grida di “Bravooooooo” ripetute continuamente e che fanno tanto pubblico amico. Stiamo parlando dell’uomo politico Matteo Renzi che stravincerà le primarie, se il popolo del PD si baserà sul valore delle proposte e non sugli isterismi anti-vaccini alla Emiliano che senza una programma cavalca le assurdità del M5S, e che ha dimostrato – abbiamo seguito il suo intervento in diretta – di essere un politico come in Italia non se ne vedevano dai tempi di Bettino Craxi. Un rivoluzionario, a suo modo, con il quale si può essere d’accordo, che si può detestare, che si può odiare o amare. Nessuno di questi sentimenti, tutti legittimi, può però oscurare il fatto che sia un Politico con la “p” maiuscola. Ha toccato molte corde nel suo discorso, ma una è la vincente. Matteo Renzi si presenta finalmente come un essere umano. Un essere umano con molte qualità e con tante ferite. Ferite che mette a disposizione dei “suoi”, di coloro che lo seguono e lo seguiranno e coloro che lo hanno votato, lo voteranno e lo faranno votare alle primarie del 30 aprile. Per entrare nel merito delle sue proposte, ci hanno lasciato freddini quelle sulla cultura e sul teatro, appena sfiorate a mo’ di slogan, ci sarà tempo e non è questo l’articolo nel quale farlo. Per ora Matteo Renzi sembra essere un gigante in un mondo di lillipuziani, e non è detto che chi vuole giocare sul “se lui è un gigante poveri noi” non abbia le sue ragioni, ma mentre i lillipuziani sembrano continuare a giocare al danzare sulla fune senza cadere e vincere così il posto in parlamento – “vincerlo” non conquistarlo sulla base di un programma politico – lui (che in parlamento non c’è nemmeno entrato) si attrezza e conquista consensi. Mentre i suoi avversari diretti scelgono un candidato sindaco a Monza con 20 voti (venti!), lui smuove un popolo di almeno un milione e mezzo di persone che il 30 aprile si recherà ai banchetti del PD per le primarie. La differenza sta tutta qui. E non è una differenza da poco. E Matteo Renzi è per il momento l’unico che non solo è in grado di farlo, ma che lo fa. Anche a costo di perdere.

 




 

(10 marzo 2017)

 

 




 

 

 

 

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