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Israele colonizza per decreto e se ne frega dei diritti dei palestinesi

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di Giancarlo Grassi

 

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Il primo ministro indagato Benjamin Netanyahu ha usato la mano pesante con le terre palestinesi ed ha imposto alla Kessnet l’espropriazione delle terre palestinesi affinché i coloni possano costruirvi sopra le loro villette con luce, acqua, gas ed internet. Un lusso che i Palestinesi non possono permettersi. In questo modo Netanyahu ha compiuto un atto gravissimo ed ha legittimato, di fatto, la pratica dell’espropriazione come  imposizione della legge israeliana sui territori occupati. Sessanta voti contro 52 hanno legittimato la legalizzazione degli avamposti costruiti su terreni privati palestinesi. Avamposti formati da piccole comunità ebree, stabilitesi in Cisgiordania da un paio d’anni senza nessuna autorizzazione ufficiale, protette dall’esercito e finanziate con fondi pubblici. Secondo dati dell’ONG Peace Now 3.850 unità abitative illegali in 53 avamposti e decine di colonie potrebbero essere così rese legali. Per decreto.

 

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Indignazione da parte degli attivisti per i Diritti Umani: “Questa è la prima volta che i deputati legiferano al di fuori del territorio Israeliano” dice il portavoce dell’ONG Peace Now, Anat Ben Nun“Questo dà il via libera ai coloni di costruire ovunque, anche su terreni privati Palestinesi”.

 

Per l’avvocato Michael Sfard, che sta ultimando un libro sulla battaglia legale contro l’occupazione, il testo votato alla Knesset è “estremamente grave” e viola “i principi fondamentali di uguaglianza, la dignità e il diritto di proprietà” e parla di abuso, sottolineando come “le vittime di questa legge non sono israeliane e non votano per eleggere i membri”, spingendosi a parlare di “regime autocratico”.

 

Leggete di più su Tribuna Internazionale.

 

 

 

(7 febbraio 2017)

 




 

 

 

 

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