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Del PD che ha votato in direzione il “Sì” al referendum, di “ragioni del no”, D’Alema e ANPI

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ANPIdi Giancarlo Grassi

 

 

 

 

 

 

Dunque il PD che ha votato compatto il “Sì” al referendum in due anni di dibattiti, direzioni nazionali in diretta streaming, quello stesso PD che le riforme costituzionali le ha fortemente volute e condivise, fermi tutti i distinguo e le consuete dialettiche interne, fin troppo polemiche; quel PD lì, insomma, ora – nelle parole del redivivo Vasco Errani, che pare candidarsi per la successione di Matteo Renzi alla guida del partito, spinto da D’Alema – invita il segretario ad ascoltare “le ragioni del No” con un’affermazione di rara ambiguità che da un lato tranquillizza la minoranza PD sempre più minoranza e sempre più inconcludente, e dall’altra pretenderebbe di pungolare la segreteria. Di fatto l’invito sembra quello di pretendere da Renzi e dall’attuale maggioranza che governa (domina) il PD l’accoglienza delle modifiche all’Italicum che la minoranza del partito reclama perché l’Italicum non gli va più bene. Perché? Semplice.

Se passasse la Riforma Costituzionale e quindi l’abolizione del Senato così come lo conosciamo, tutti i tromboni del partito, tutti i Baroni eletti e rieletti da legislature, tutto i “Signori del No” che nulla hanno fatto negli ultimi vent’anni se non inciuci con il partito azienda di Berlusconi, si troverebbero senza un lavoro e senza potere (che è la cosa che più li disturba).

 

L’invito ad ascoltare le “ragioni del No” non casualmente viene dall’ex presidente della Regione Emilia Romagna, dimessosi in seguito ad un avviso di garanzia e di una serie di accuse dalle quali è stato totalmente prosciolto perché nulla di condannabile aveva fatto. I politici dell’Emilia Romagna sono abilissimi nel combinare le cose in modo che tutto sembri cambiare mentre resta esattamente com’era: ne è testimone il rapido passaggio alla corrente renziana dell’attuale Presidente Bonaccini, rapidissimo, nel pre-elezioni, a posizionarsi (e a posizionare i suoi) in modo da garantirsi la poltrona di Presidente e l’appoggio del premier-segretario. Il potentissimo e molto stimato Errani è tornato nell’agone politico per farsi sentire, e ci è riuscito: lanciato l’ambiguo avvertimento ora toccherà lavorare all’interno delle varie correnti.

Posto che Cuperlo e Speranza sono attorucoli di quarta fila che con due battute a testa distruggono lo spettacolo, è chiaro al regista che governa entrambi da dietro le quinte che governare Errani è cosa molto più seria che mandare all’arrembaggio il povero Cuperlo. Vasco Errani è uomo abituato a vincere, non è un funzionario che si riempie la bocca di frasi di altri che utilizza pensando di migliorare la politica. Errani è pragmatico come tutti i romagnoli ed è l’uomo che ha governato l’Emilia Romagna per quasi due mandati. Governare una delle regioni europee che in tutto il mondo viene presa a modello per la sua efficenza non è cosa semplice. Governare chi ha tenuto le redini di quella regione per quasi dieci anni è cosa ancora più difficile. Meglio tenerselo come amico.Massimo D'Alema 02

Così che quel catafalco del conservatorismo della sinistra più a destra del mondo occidentale, quel Massimo D’Alema che è l’anima nera di tutti gli agguati antiriforme di questo paese, che si oppone in nome di un “No” a prescindere, un “No” che nasce dall’indignazione per non essere stato consultato, si mette al servizio della destra della Lega Nord, di Fratelli d’Italia, dell’orribile M5S, di Forza Italia – confermando gli inciuci dalemiani con tutto quel mondo – e punta a spaccare il PD e a far saltare il referendum costituzionale in nome dell’unità del PD, con una manifestazione convocata ad ok per dire “No” al referendum per il 5 settembre prossimo. Errani ci sarà. Ed è un peccato. Non solo per lui.

Con l’uomo che sostituì Prodi a Palazzo Chigi e silurò l’Ulivo in nome di una Bicamerale la cui patetica storia è purtroppo ben nota, molti dell’attuale minoranza del partito che in nome di una dissennata opposizione interna, si metteranno di traverso per far saltare il Referendum e far vincere il “No”, non importa quali conseguenze per l’Italia. Ma c’è forse stato un momento nel quale D’Alema si sia preoccupato del paese e non del suo potere? Non ne ho memoria.

 

D’Alema non è solo, troppo abile. C’è anche quell’ANPI che ha perso ogni connotazione di sinistra partigiana (morti tutti o quasi i componenti storici è in mano a giovani senza memoria e a molti esponenti di destra) e che accusa il PD di impedire la manifestazione delle ragioni del “No”, salvo poi fare la stessa cosa con quelle del “Sì”: fatto che prontamente, un’esponente che si firma con nome e cognome, denuncia con una lettera pubblica postata su facebook che riportiamo in alto. Nella lettera si legge: “Sono iscritto ANPI (…) La mia presidente mi ha infromato che non potrò fare propaganda per il sì e dire che sono anche membro dell’ANPI…”, la democrazia non è solo quella che grida, purtroppo è anche quella che striscia. Come certi serpenti travestiti da esseri umani.

 

La lotta è appena iniziata e contiamo di vedere settimane roventi: tutto in ragione del perenne “No” che sale come un conato dalle pance sfatte di questi dinosauri della politica che tutto farebbero, davvero tutto faranno e vedrete in che modo, pur di impedire di venire cancellati dalla storia insieme alla loro totale incapacità di vedere la politica come dinamismo necessario a trasformare la società. Loro vogliono governare, perché per loro governare significa regnare. E per regnare non esiste alleato migliore dell’immobilismo.

 

 

 

 

 

(21 agosto 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

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