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venerdì, Gennaio 28, 2022

#Visioni di Mila Mercadante. La ruota del criceto o del razzismo che non si vede

Razzismo 03di Mila Mercadante  twitter@mila56170236

 

 

 

 

 

 

 

 

“E’ coerente un’azione politica che propone di selezionare persone mentre scappano da case che vanno a fuoco, con la vendita di lanciafiamme ai signori che incendiano quelle case?”… Nigrizia

 

Il razzismo? E’ in ottima salute, e i brutali atti di violenza compiuti da una qualche manica di fascistelli tristi ed esaltati a danno degli emigrati non sono che l’ultimo anello di una catena di orrori quotidiani perpetrati dai governanti. Il razzismo dei bulli scaturisce indirettamente dal razzismo vero, di classe, e sistematico: quello del business. Quanto c’entrano le istituzioni col degrado morale di coloro che hanno capito di essere irrimediabilmente inferiori, degli zero sociali? E quanto c’entra l’Italia con gli esodi di massa? L’esportazione di armamenti italiani verso i paesi in guerra – cosa tra l’altro non legale – è aumentata nell’ultimo anno del 200%, il che in soldoni significa che da 2.884.007.752 euro del 2014 abbiamo raggiunto la cifra record di 8.247.087.068 euro nel 2015. Quanti terroristi si giovano di tali traffici? Non si sa, perché manca del tutto la trasparenza. Partecipano all’affare con alacrità anche le nostre banche, Unicredit e Intesa San Paolo in primis, che offrono i loro servizi. Anche Banca Etruria, nel suo piccolissimo, s’è messa in mezzo. La maggior parte delle aziende italiane produttrici di aerei, elicotteri, missili, artiglierie, bombe e aggeggi sofisticati per la guerra elettronica fanno capo al Gruppo Finmeccanica-Leonardo.

 

All’Arabia Saudita forniamo armamenti per le forze aeree, con cui si va ad attaccare lo Yemen. Anche in questo caso le vendite sono aumentate in un anno quasi del 60%, un successo che ha entusiasmato il ministro Pinotti. Agli Emirati soltanto nel 2015 abbiamo venduto 304 milioni di euro di materiale bellico. Vendiamo molte armi all’Egitto (anche quelle leggere e i gas lacrimogeni che la polizia usa durante le manifestazioni di piazza), all’Algeria, alla Malesia, al Pakistan, all’India, al Qatar, al Kuwait, alla Turchia, alla Libia, da poco anche all’Iraq. Sosteniamo come alleati i nazisti in Ucraina. In Eritrea abbiamo fatto accordi col governo locale per estrarre oro a mezzo lavori forzati. In Bangladesh abbiamo trasferito il comparto del tessile perché i bambini e gli adulti lì lavorano per pochi centesimi al giorno senza guardare l’orologio. Tutti questi schiavi muoiono a migliaia a causa dell’assoluta mancanza delle più elementari forme di tutela e sicurezza, ma non ne abbiamo quasi mai notizia. L’elenco dell’orrore è ancora lungo ma mi fermo qui: è sufficiente per ricordarci di ridere ogni volta che qualcuno col microfono davanti alle labbra si mette a fare discorsi sulla bellezza dei nostri valori umanitari e democratici, ogni volta che ci mostrano il dito per non farci vedere la luna. Il dito è il minus habens come Mancini, è il politico che invoca una ruspa.

 

Parliamo della Lega, è d’obbligo: ogni volta che c’è un morto ammazzato tutta la responsabilità è sua. La responsabilità invece va condivisa, fifty fifty. Le splendide carriere politiche ai leghisti gliele ha regalate lo spirito santo? Le pietre e i veli sopra a tutte le loro esternazioni più vergognose ce li ha messi un fantasma? I voti della Lega non tornano utili ora all’uno ora all’altro partito, ora all’uno ora all’altro governo? Le telecamere sempre puntate sulla faccia di Salvini le gestisce mia nonna? E per finire: i rapporti d’amicizia e di cortesia in molte città italiane con i fascistissimi gagliardi dirigenti di Casapound – con tanto di scambio di favori – non li coltiva alacremente il PD, oltre alla destra?

 

La Lega Nord non è mica sorta dal niente: ha amplificato e consolidato un antico e ben radicato modo di pensare. Grazie a Bossi i meridionali imbroglioni, pigri, sporchi e parassiti sono stati attaccati per vent’anni dai membri di un partito che ha inventato una terra che non esiste: la Padania. La Lega ha rinvigorito INDISTURBATA la storica contrapposizione nord-sud, mentre il potere continuava a utilizzare – raffinandola – la sola caratteristica meridionale che riteneva degna di essere esportata: la mafia, perché la mafia è business.

 

Adesso che ci sono i migranti il razzismo si è distratto dai meridionali e si è concentrato sui mediorientali e sugli africani, concedendo al sud un’insolita e vigile tregua. Gli stranieri incarnano l’avversario per eccellenza perché non sono occidentali, perché non smetteranno di arrivare, perché sono i più indifesi, perché dalle istituzioni vengono accolti e mai assimilati, perché come tutti i cooptati non sono considerati pari se non a parole.

 

Scendiamo un momento dalla ruota del criceto che ci hanno messo sotto i piedi e chiediamoci perché La Lega addita sempre un nemico (debole, povero) col benestare dei governanti. Ognuno può trovare la propria risposta, la mia è che la Lega serve a mantenere in equilibrio il gioco delle parti. Sta lì apposta, accende la miccia tra individui di serie B e di serie C perché la serie A si faccia gli affari propri. Pino Aprile ha scritto che “le vittime agiscono sempre secondo l’idea di chi le ha rese vittime, confermando quell’idea”. Divide et impera, per cui con l’ausilio della Lega e delle destre in generale il potere può stare tranquillo: le persone comuni si daranno sempre da fare per odiarsi e scannarsi tra loro per un alloggio, per un lavoro, per una donna, per il dominio di un cortile mentre serenamente intenta ai suoi progetti al suo business, lassù, sta la luna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(11 luglio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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