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#Visioni di Mila Mercadante: non nuove opportunità, ma nuovi fascismi

Populismo 00di Mila Mercadante   twitter@Mila56170236

 

 

 

 

 

 

 

Capitalismo monopolistico e oligarchia finanziaria esercitano il controllo con i mezzi di informazione concentrati nelle mani di gruppi potenti; con l’apparato amministrativo col quale si crea una circolazione e uno scambio di personaggi dall’amministrazione alle imprese e viceversa, una vera osmosi, un club degli amici soprattutto nel settore bancario ma non solo; con l’apparato politico, che un volta era legato all’industria e all’industria pesante e che oggi è rappresentativo più che altro delle grandi banche d’affari, le quali a loro volta rappresentano i settori di punta dell’economia. La novità è che quel controllo viene esercitato in Europa anche e soprattutto attraverso l’istituzione di un sovrastato che impone il da farsi e decide per tutti. I membri della “stanza dei bottoni” di questo sovrastato non sono stati eletti, mentre coloro che sono stati eletti dai cittadini dei singoli Stati non decidono quasi nulla bensì eseguono compiti precisi. Basta pensare al TTIP: il Parlamento europeo non ha alcuna possibilità di intervenire, l’accordo si farà o non si farà senza di lui e malgré lui.

 

La continuità dei governi europei si rafforza e diviene inattaccabile con le riforme costituzionali, propagandate in virtù di un filoatlantismo esasperato come mezzi di crescita e di modernizzazione. Le riforme costituzionali non sono di per sé un fatto negativo, lo diventano quando servono esclusivamente a togliere diritti alle persone e a perseguire quella che chiamano stabilità e che altro non è che svilimento dei valori propri delle democrazie. L’uomo solo al potere deve salvaguardare gli interessi dei grandi gruppi finanziari, non i nostri. Con le riforme ci conformiamo semplicemente ai diktat del capitalismo globale. In Italia il connubio Italicum-abolizione del Senato creerebbe un presidenzialismo di fatto privo però delle necessarie garanzie.

 

In tutto l’occidente i governi e i partiti sono ormai completamente intercambiabili, pressocché identici, anche se nei palazzi del potere ci si diverte a proporre pittoreschi babau, personaggi che servono a creare una contrapposizione eclatante (tutta basata sulle parole e altrimenti non percepibile) con la parte che si autodefinisce “democratica” presente sulla scena politica. Negli States Clinton e Trump costituiscono in questo periodo un esempio macroscopico di falsa contrapposizione, tanto è vero che il 53% degli americani detesta entrambi perché sa che tra l’uno e l’altra le differenze sono molto più formali che sostanziali. I contendenti nell’agone politico contemporaneo sono i due lobi – apparentemente in confitto tra loro – di un solo cervello tutt’altro che schizofrenico, tutt’altro che scisso, perché sostanzialmente obbedisce a una sola legge e a un unico patto. In Europa il caso più lampante di annientamento delle differenze è rappresentato da Alexis Tsipras: sinistra o destra, che cosa cambia?

 

E’ in questo vasto e deprimente scenario che bisogna collocare le vicende politiche italiane. L’ammuìna (gioiosa per alcuni, rabbiosa per altri) che si è creata intorno all’elezione dei sindaci pentastellati (ai quali dobbiamo augurare di far bene) ha spinto molti opinionisti a usare termini inappropriati (rivoluzione, Caporetto) ma in realtà non spaventa più di tanto il premier e non scalfisce affatto – per il momento – la sua posizione. Lo farà in futuro, senz’altro. Adesso il M5S è ancora percepito come “estraneo”, sta con un piede e metà corpo fuori dalla giostra e quindi appare ai cittadini come una possibilità di salvezza, ma nel corso degli anni si trasformerà consecuenzialmente ai ruoli istituzionali che i suoi membri occuperanno e sarà costretto a fare i conti col sovrastato, riducendosi e riducendoci all’obbedienza. Sarà allora che quelli come me avranno la conferma che il M5S non è solo perfettamente propedeutico al sistema, ma è strutturato ancora meglio degli altri partiti per governare in maniera autoritaria: la coerenza maniacale e totalmente disinteressata che lo caratterizza unita al fortissimo anelito moralizzatore costituisce un ottimo spunto di riflessione e ci permette di prevedere quale evoluzione avrà la storia del nostro paese. Tra non troppi anni i media smetteranno di considerare il M5S un partito populista, una parola che di questi tempi per i cittadini significa semplicemente “speranza”, e si accorgeranno che esso è in grado di rispondere con maggiore efficacia alle esigenze del nuovo “fascismo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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