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Perché il logo #jesuisgay secondo noi non è sufficente…

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Jesuisgaydi Il Capo

 

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Continuiamo a ricevere inviti a leggere questo o quell’articolo, quell’intervento piuttosto che quell’altro, dove molti si stupiscono dello scarso appeal dell’idea di utilizzare la foto e l’hashtag #jesuisgay, o del disinteresse che questo ha suscitato, sottintendendo una certa vergogna in chi avrebbe dovuto utilizzarlo, o ancor peggio un disinteresse velato di omofobia, quasi che la dichiarazione #jesuisgay, #jesuischarlie, #jesuisbruxelles, #jesuisbataclan, fosse di sé salvifica, protettiva, e potesse risvegliare le nostre afone coscienze traghettandole verso la civiltà che abbiamo perso, quella della quale non abbiamo più memoria. Francamente non abbiamo mai sentito parlare di omofobia tanto a sproposito come dopo la strage di Orlando.

 

Non abbiamo mai utilizzato i vari “jesuis…” non per vergona, non per disinteresse, non per coscienza afona, ma perché crediamo che non servano a nulla come tutte le “manifestazioni da social” attraverso le quali riteniamo di schierarci, mettere a posto le cose, avere detto la nostra, avere fatto la nostra parte. A nulla, crediamo, serve l’indignazione verso coloro i quali scelgono di non schierarsi attraverso un logo; ad ancor meno, pensiamo, servono i vari articoli scritti per sottolineare le ragioni per le quali tutti dovremmo “fare” e “pensare” e “comportarci” in un certo modo, per “lottare contro”…

 

La strage di Orlando è orribile esattamente come quella del Bataclan, spaventosa come quella di Charlie Hebdo, terrificante come quella di Bruxelles, e fa parte della strategia del Califfo Nero sostenuto non da forze oscure, ma da forze notissime a tutti i servizi segreti e a tutti gli Stati, contro le quali nessuno fa nulla perché significherebbe optare per una destabilizzazione ancora maggiore. Non è più Daesh l’obbiettivo, è il fanatismo che ha generato e che si manifesta attraverso gli attentati dei suoi “Lupi Solitari”, ma che nello stesso modo ha generato l’impudenza neonazista dei suprematisti statunitensi antieuropei, che non esitano ad uccidere una deputata laburista a casa sua.  Nessuno chieda per favore di utilizzare #jesuiscox perché se alla memoria si deve rispetto, all’idiozia proprio no. Il terrorismo solitario prossimo venturo non sarà solo ad appannaggio del terrorismo islamista del sedicente Stato Islamico. Il Nazismo non è morto.

 

“Dove abbiamo fallito?”, si chiedeva un amico politico l’altro giorno. Francamente qui risposte non ne abbiamo, ma è certo che risposte sull’andazzo che ci aspetta si trovano tutti i giorni sui social. Nei commenti degli utenti, nel livore che manifestano coloro che straparlano nei commenti, nei profili che inneggiano ad ogni nazismo possibile, prossimo, futuro e passato. Tutto è unito ad ignoranza e superficialità di potenza nucleare, proprio le caratteristiche che fanno pensare alla dichiarazione di essere tutti l’ultimo obbiettivo colpito come il mezzo per manifestare la propria vicinanza e solidarietà. Che dovrebbero essere la soluzione…

 

A noi pare che invece attraverso queste azioni automatiche, si manifesti un profondo disinteresse e si pensi, come sempre, di avere fatto tutto il possibile. In questo mondo dove abbondano stupidità ed ignoranza, diceva qualcuno, l’unico modo per cambiare veramente le cose è partire da sé. Ma di logo ed hashtag non si faceva menzione. Dubitiamo si sia trattato di una banale dimenticanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19 giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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