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#Visioni, di Mila Mercadante: Di Ida Magli, dell’Isolamento e dell’Onestà intellettuale

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Ida Magli 00di Mila Mercadante  twitter@Mila56170236

 

 

 

 

 

 

 

“Si pensa secondo un sistema dicotomico, che divide gli uomini in salvi a priori e dannati a priori. Nel giudizio sull’avversario si afferma quel momento di brutalità che è obiettivamente posto dal fallimento della cultura in colui che se ne vanta. Donde la tendenza alla personalizzazione.” Theodor W. Adorno

 

Qualche tempo fa morì Ida Magli, che è stata per un lungo periodo stimatissima antropologa, docente universitaria nonché femminista della prima ora. Nessuno tra i Soloni che contano si è sognato di commemorarla, neanche con due parole frettolose: Ida Magli si era messa dalla parte sbagliata, era nemica giurata dell’unione europea sin dal 1994 e sosteneva un punto di vista spesso fraintendibile e discutibile su molte questioni, non ultima quella delle migrazioni, dunque non poteva meritarsi che una totale indifferenza. Non sono abbastanza intelligente né sufficientemente smaliziata per dare una risposta precisa ed esaustiva alla domanda che mi pongo da un po’: come mai dagli stessi che ignoravano la Magli vengono tollerati, invitati, menzionati, blanditi e sopportati personaggi sicuramente ignoranti, faziosi e dispensatori di non-valori tipici di una sottocultura molto in voga? E perché un’altra donna di valore – Oriana Fallaci – malgrado manifestasse con evidente violenza verbale un’incoercibile repulsione nei confronti dei musulmani non è stata mai maltrattata o ignorata dagli intellettuali e dalla stampa come la Magli? A tutt’oggi coloro che non ne condividono affatto le idee la celebrano con il cappello in mano.

 

Non riesco a trovare una spiegazione plausibile, soprattutto perché Ida Magli non si è mai espressa con la stessa durezza né ha mai adoperato argomenti che esulassero dal campo dell’antropologia culturale. Probabilmente la sua vicinanza politica alla destra e alla Lega è stata la sola vera ragione dell’isolamento totale in cui ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza. Fallaci scriveva e urlava da New York, Magli era talmente incauta da chiedere aiuto a Bossi e ai leghisti: vuoi mettere? Se l’è cercata. Salvini va bene, è funzionale, Magli invece era e resterà per sempre out. Non credo che la sua scelta politica possa bastare a giustificare il silenzio che ha reso ancor più fredde e tristi la sua vecchiaia e la sua solitudine. Mi pare umanamente inconcepibile e profondamente ipocrita, tanto più se si riflette sul fatto che Magli non avesse alternative: a parlar male dell’unione europea e della moneta unica in tutto il continente ci sono effettivamente solo le destre, e se si vanno affermando velocemente un po’ dovunque la colpa è tutta della sinistra, che ha dimenticato le persone.

 

Ida Magli sosteneva che l’unione europea è nata sì come deterrente, ma che risponde all’esigenza di attuazione di un progetto politico preciso. In seguito alle penose esperienze del nazismo e del fascismo e con dentro la paura di perdere ancora una volta la pace riconquistata o di venir risucchiati dal comunismo verso est, dopo la seconda guerra si decise di pianificare a tavolino una visione politico-economica che eliminasse tutte le differenze. Il razzismo e i totalitarismi fondavano le loro basi sulla percezione delle differenze, consideravano la diversità un pericolo eliminabile soltanto attraverso la persecuzione, la sottomissione, la soppressione: è toccato ai neri, agli ebrei, agli omosessuali, agli zingari. Le masse erano costrette a pensare un pensiero unico. La Magli ha posto l’accento sulla particolarità di una forma di violenza tutta nuova con la quale oggi si cerca di rendere tutti gli individui uguali tra loro, omologati. In occidente la novità del presente scaturisce dal rovesciamento della prospettiva del passato: si afferma la tesi secondo la quale non esistono differenze, gli esseri umani sono tutti uguali.

 

Detto così sembra bellissimo: è la soluzione, la forma più alta della tensione verso la parità dei diritti, no? No. I princìpi ai quali le élites finanziarie e politiche assicurano di ispirarsi quando parlano di diritti o di integrazione sono disattesi ogni giorno, sotto i nostri occhi. Il fine che viene perseguito è sostanzialmente antidemocratico. Come diceva Adorno la misura del nuovo male è proprio il ritorno del vecchio. Nel momento stesso in cui si rompe con il passato condannandolo, esso si ripropone in un’altra veste, più conciliativa solo in apparenza. Secondo il pensiero di Ida Magli pianificare l’appiattimento contraddicendo il divenire storico significa cercare di livellare verso il basso tutti i bisogni, significa dominare attraverso l’integralismo finanziario e monetario, che ha messo in atto sistemi di controllo che non contemplano l’uso della violenza ma che rimane senz’altro brutale. Dal lato opposto – sempre secondo il parere di Magli – ci sono la cultura e la creatività: esse si nutrono proprio delle differenze, delle sovrapposizioni e delle contraddizioni tra usanze, credenze, linguaggi e saperi differenti. Diceva: “E’ il pensiero critico che crea, che costruisce le forme, l’arte, la musica, la scienza, l’ininterrotta domanda del dubbio che fa crescere qualsiasi sapere.” Nel caso contrario, esse muoiono schiacciate dalla pressione verso la somiglianza e la conformità a un modello standard imposto col sorriso.

 

Ida Magli quando parlava della UE denunciava l’asservimento del mondo accademico e culturale a un progetto che non ha a cuore il benessere delle masse e citava il “Ministero della Verità” di Orwell. Denunciava l’indebolimento progressivo delle identità e guardava alla civiltà europea come a una cosa morta, finita. Lo faceva talvolta deragliando, talvolta con l’esattezza di previsioni che si sono puntualmente avverate. In conclusione: nessuna considerazione di carattere meramente politico può essere più importante del lavoro che Magli ha fatto su un oggetto di conoscenza sociologica e antropologica, condivisibile o meno che fosse. Attenersi a categorizzazioni tradizionali e a schemi predefiniti è come chiudere le finestre, mentre avvicinarsi con serenità e con curiosità a coloro che non sono giudicati idonei ad occupare un posto nel settore dei “giusti” garantisce un ricambio dell’aria. E’ sufficiente un minimo di onestà intellettuale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(27 aprile 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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