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L’implosione autoritaria del M5S tra multe e purghe staliniane

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M5S Grillo Di Maiodi Giovanna Di Rosa

 

 

 

 

 

Il 9 febbraio a Otto e Mezzo da Lilli Gruber abbiamo avuto la ventura di seguire i patetici interventi dell’On. Paola Taverna, Cittadina parlamentare a 5 Stelle che, punzecchiata da Lilli Gruber e da Andrea Scanzi, quest’ultimo non certo in odore di simpatie pro-PD, biasciava incongruenze persa nella straziante solitudine del bacello che vaga nello spazio siderale alla ricerca di se stesso dopo essere sfuggito a Ragnarok. Un ennesimo spettacolo imbarazzante.

 

Imbarazzante perché si parlava di regolamenti, di multe e, in ultima analisi, di epurazioni, di un Movimento che si sta impantanamdo in pulsioni autoritarie incontrollate e vieppiù incontrollabili dietro le spinte dei vari invisibili comitati che giudicano i dissidenti e le idee scellerate di Casaleggio, come quella dei 150mila euro di multa per chi dissente; imbarazzante perché chiarissimamente Taverna nulla poteva proferire, avendo le chiappe a portata di brace.

 

Posto che porrei anche io una multa, di 500mila euro, ma per chi acconsente a impantanarsi in un progetto politico tanto fumoso dalle dinamiche così potenzialmente pericolose, vorremmo soffermarci su un articolo de La Stampa firmato da Jacopo Jacoboni dove si osserva, non senza ironia, ciò che sta succedendo a Roma in casa M5S.

 

Succede che l’insopportabile Roberta Lombardi, vero e proprio braccio armato di Grillo, sgrammaticata come solo le maestrine di paese sanno essere ed altrettanto presuntuosa (l’ultima della Faraona a 5 Stelle ha a che fare con le “12 tavole della legge”, da straziarsi dal ridere, se non ci fosse da piangere), dall’alto del suo essere componenente del Comitato delle epurazioni pentastellate, sia parte della macchina che fa fuori chi critica o dissente lei o il direttorio. Ultimo vittima delle purghe romane è Roberto Motta, inviso a Donna Lombardi, uno dei militanti più in vista di Roma, storico fondatore del Movimento degli dèi a 5 Stelle che ha ricevuto un’email di questo tenore: “Ci risulta che lei abbia disconosciuto in modo pubblico il sistema di votazione e delle candidature su cui si basa il Movimento cinque stelle. Per questo motivo viene sospeso con effetto immediato dal Movimento”. L’email gli è stata inviata dallo staff di casaleggio. Siamo quindi ai sospetti, ai “si dice”, ai “mi hanno detto” in perfetto stile Soviet Supremo. Mancano i Gulag, proibiti dalla legge.

 

Mentre a Roma le epurazioni viaggiano e gli ambiziosi candidati tacciono, si registra una forte presenza di possibili candidati a 5 Stelle tra poliziotti, cosa che dovrebbe far riflettere tutto l’arco politico non solo noi che ne scriviamo, Luigi Di Maio parla il politichese e per non rispondere a chi gli chiede cose precise, che non si sa mai, parla di “diverse sensibilità”, di “libertà di coscienza”, giustifica in qualche modo (“I traditori li lasciamo al PD”, Roberta Lombardi docet) quello che chiama “vincolo di mandato”, parla di evitare i “traditori”, con un linguaggio che alle libertà personali non lascia spazio. Ne risulta che la sensazione di noi che scriviamo (e siamo contro, quindi nemici) è che o sei sdraiato, genuflesso, inginocchiato al verbo di Vate, Con-Vate e Direttorio o sei traditore. E per la libertà c’è poco spazio.

 

E finiamo sempre lì: la libertà per i politici italiani è quella che permette loro di fare ciò che vogliono e chi dissente ciao ciao. Del M5S a pezzi a Quarto, a Parma, di quello piemontese che è intoccabile, della dittatura pentastellata bolognese, dei problemi a Gela, a Livorno e ovunque questi incolti politici governino, non si parla. Naturalmente. L’epurazione è alle porte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(10 febbraio 2016)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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